SABATO 25 OTTOBRE 2008 – ISTITUTO SUPERIORE DON MILANI-GRAGNANO
IL CULTO DEL SERPENTE: I SERPARI DI COCULLO

INTERVENTI:

Il 25 Ottobre 2008 Presso L’ ‘Istituto Di Istruzione Superiore Don Lorenzo Milani In Via Santa Croce, Si E’ Svolto Il V° Convegno Di Antropologia In Onore Di Alfonso Maria Di Nola, Sul Rito Dei Serpari Di Cocullo E Il Culto Di San Domenico. Dopo I Saluti Del Dirigente Scolastico Prof. Catello Maresca E L’introduzione Del Prof.Vincenzo Liguori Jr, Vi E’ Stata La Proiezione Di Un Filmato Sul Culto Di Cocullo. Grande La Partecipazione E L’interesse Dei Giovani Studenti.
In Seguito Vi Sono Stati Interessanti Interventi Del Prof.Giovanni Pizza Dell’universita’ Di Perugia E Del Prof. Emiliano Giancristoforo Del Centro Studi Antropologici Alfonso Maria Di Nola Di Cocullo.
Il Presidente Del Centro Di Cultura E Storia Di Gragnano E Monti Lattari, Ugualmente Intitolato A Di Nola, Giuseppe Di Massa, Ha Ringraziato Per La Larga Partecipazione E Per L’ottima Organizzazione I Proff. Gerardo Sorrentino Del Don Milani E Ireneo Bellotta Del Centro Etnoedemoantropologico Di Roma.
Ha Raccolto L’invito Ad Una Manifestazione Congiunta Con Il Centro Di Cocullo, Auspicando Il Coinvolgimento Delle Istituzioni, Delle Associazioni Del Territorio E Delle Scuole, Non Solo In Questo Progetto Ma Anche Nella Stampa Degli Atti Dei Cinque Convegni Gia’ Realizzati, Che Hanno Permesso Di Acquisire Una Grande Mole Di Informazioni E Documenti Sullo Studioso Di Nola.

“San Domenico è sentito come un personaggio che domina una salvazione non solo contro i serpenti, i morsi di animali velenosi o rabbiosi, ma che determina una salvazione di carattere universale contro i mali del mondo.  Possiamo dire, in sintesi, che il nostro tipo di civiltà post-industriale, ci lancia in un tipo di incertezza totale, di esposizione esistenziale, di mancanza di radici che determinano delle nevrosi e delle crisi esistenziali soprattutto nei giovani. Il ritorno alla festa, il ritorno ai culti dei grandi santi popolari del paese è un tentativo di recupero delle radici storiche che appartengono alla nostra storia perchè, identificandosi in un modello, raggiungono quel tipo di sicurezza che la società nella quale viviamo non ci dà: la festa è una garanzia di uscita dalle crisi esistenziali ed è un mezzo attraverso il quale i cocullesi o l’abruzzese, disperso nelle grandi città anonime nelle quali non sa trovare il suo habitat esistenziale, ritrova invece un modo storico di essere: è un recupero della storia. Qui a Cocullo, ma in tanti paesi d’Italia, si verificano fenomeni di diretto rapporto tra le popolazioni peregrinanti e queste figure di santità, di potenza taumaturgica come San Domenico. Ora, quando noi studiamo i fatti di religione in Italia e li studiamo non soltanto a livello popolare ma, diciamo, secondo la vecchia terminologia gramsciana, a livello egemone, cioè la religione dei dotti, ci accorgiamo subito che vi sono delle differenze fondamentali e questa differenza è forse nel fatto che nella religione popolare la figura di Dio è estremamente distante. Vi è una gerarchia delle potenze il cui primo approccio è rappresentato proprio dal santo locale, del santo protettore oppure del santo patrono che ci difende dalle malattie o che difende dai terremoti. Il che non significa che queste popolazioni o altre popolazioni d’Italia vivono in un clima di irreligiosità, che negano Dio. Significa che loro realizzano il loro modo di essere religiosamente e di seguire certe valenze etiche forse più intense di quelle che non si vivono nelle città attraverso un rapporto diretto, carnale con il santo locale.

Alfonso Maria Di Nola

INTERVENTI:

Alfredo Maresca, Dirigente Scolastico Don Lorenzo Milani

Vincenzo Liguori jr, docente presso il Don Milani

Giovanni Pizza, professore dell’Università di Perugia

Emiliano Giancristoforo, Centro di Cocullo

Giuseppe Di Massa, presidente Centro di Cultura di Gragnano