Sabato 26 Febbraio 2005, presso la Biblioteca Comunale di Gragnano, nell’ambito delle Manifestazioni “Incontro con l’Autore”, il nostro Centro ha coordinato la presentazione del libro di poesie “TRACCE” di Maria Teresa Caldarelli Padovano. IL libro di poesie in dialetto napoletano è stato presentato da Giuseppe Di Massa e dalla giornalista d.ssa Monica Citarella. E’ intervenuta anche la d.ssa Graziella Persico, delegata dell’AIRC, l’Associazione Italiana della Ricerca sul Cancro, che ha illustrato le finalità dell’AIRC, ringraziando per i fondi raccolti. I proventi dei contributi volontari sono stati tutti devoluti all’AIRC per volontà dell’autrice, che si è accollati i costi della pubblicazione.
Durante la serata è stato consegnato il Diploma di Socio Onorario della nostra Associazione al dr. Edoardo Di Nola, fratello di Alfonso Maria Di Nola, che. come è noto, vive negli USA.

intervento di presentazione del presidente del centro GIUSEPPE DI MASSA

Vi ringrazio per essere intervenuti in tanti a questa manifestazione culturale.
E’ questo un aspetto positivo che desidero rimarcare, vuol dire che la cultura sta finalmente germogliando in questa Città e che ci si sta appassionando si argomenti e in campi non più solo materiali, ma che possono portare ad un progresso culturale non effimero. La nostra Associazione culturale, intitolata da Alfonso Maria Di Nola, prende spunto proprio dall’idea del Di Nola di non arrendersi mai di fronte ai momento bui per la cultura, ma di resistere aggrappandosi a quanto possa permettere di sopravvivere culturalmente, sia essa la ricerca musicale, piuttosto che teatrale, o la poesia o, perchè no, l’antropologia. Tra gli obiettivi della nostra Associazione vi è anche quello di favorire la pubblicazione di testi attinenti la cultura locale, sia solo organizzativamente come nel caso del libro di poesie della signora Caldarelli, sia provvedendo in proprio se e quando l’Associazione dovesse avere i mezzi necessari. In qusto caso appunto la signora ha messo a disposizione i mezzi economici necessari, anzi con un atto di generosità, devolverà le cifre raccolte con la distribuzione del libro, al Comitato Campano per la Ricerca sul Cancro, qui rappresentato questa sera dalla ricercatrice d.ssa Persico. Desidero anche comunicarVi che il presidente del Centro di Cultura e Storia Amalfitana, cui il nostro Centro si ispira, il prof. Giuseppe Gargano, invia i suoi auguri, ma per il problema della frana che in queste ore isola Amalfi, non potrà essere presente di persona. Permettetemi infine di fare un cordiale saluto al dr. Edoardo Di Nola, fratello di Alfonso, che vive negli Stati Uniti, e che trovandosi in Italia, è qui presente questa sera e che invito a ritirare il diploma di socio onorario della nostra associazione.
Passiamo ora al libro di poesie di Maria Teresa Caldarelli Padovano, che questa sera abbiamo il piacere di presentare, poesie che sono in lingua napoletana, e uso la parola lingua e non dialetto, perchè considero quella napoletana una vera e propria lingua, alla quale quella italiana ha pur attinto linfa e radici culturali. Senza scomodare Di Giacomo,Russo, D’Annunzio, Eduardo De Filippo, sottoscrivo quanto affermava Benedetto Croce che la lingua napoletana è “gran parte dell’anima nostra”, perchè, aggiungerei, con una semplice parola o modo di dire, trasmette sensazioni, stati d’animo, ragionamenti complessi. Nella prefazione del libro che la signora ha voluto che facessi,ho trascritto una frase di Croce: “Il dialetto non è una semplice veste, perchè la lingua, qualunque lingua, non è veste, ma corpo, è sostanza, ed in essa suono ed immagine si compenetrano, ed in essa può trovarsi il germe della perfezione artistica”. Oggi questa lingua rischia di essere svilita, perchè nonostante sia molto parlata anche dai giovani, i suoi verbi, la sua grammatica e la sua sintassi, sono sempre più mutuati da quella italiana, e segnali contradditori sono nell’aria. Mentre infatti gli amici padani sottolineano spesso a sproposito le loro diversità culturali, si proibisce con un regolamento che i dialetti possano essere usati al festival di Sanremo, dove la canzone, soprattutto quella napoletana, ha sempre trovato la sua espressività.
Siamo quindi grati alla signora Caldarelli per il rigore linguistico con cui ha curato i testi, ma anche per i contenuti, spesso di impegno civile che affondano nella realtà quotidiana, spesso difficile per non dire crudele, e che per un poeta non possono essere nascosti, ma di cui bisogna rendere conto moralmente, e, tirando in ballo Leopardi, sperando che “la poesia lasci nell’animo un tal sentimento nobile da impedire pensieri e azioni indegne”. Magari la poesia potesse contribuire a fermare la ferocia che la delinquenza sta scatenando nel napoletano in questi giorni o le tante guerre, piccole o grandi, che oggi insanguinano il mondo! L’ultima nota è per la copertina del libro e quindi per Artemisia Gentileschi, che impreziosisce con lo impreziosisce un suo celebre dipinto : Giuditta che appena decapitato Oloferne. Emblematicamente un dipinto che mostra la volontà di vendetta o di riscatto di un personaggio che nei primi anni del seicento ebbe la forza e la determinazione di denunciare la violenza subìta ad opera di un esponente protetto dalla corte del granduca di Toscana Cosimo II, di affrontare un difficile processo, con tanto di tortura, che consistette nello schiacciamento dei polpastrelli della dita tra tenaglie di ferro, per accertare la veridicità delle sue accuse, e con pericolo di vedere troncata la sua aspirazione, che era appunto la pittura. Contro ogni aspettativa ottenne la condanna per il suo aggressore e si dedicò alla pittura con successo. Tutte cose insolite per una donna del seicento, ed è per questo considerata una eroina dalle moderne femministe. Ho scritto nella prefazione del libro, che in molte poesie della Caldarelli vi vedevo aleggiare lo spirito della Gentileschi, quasi una musa ispiratrice delle poesie di impegno sociale o di denuncia civile. Per tutto questo siamo grati alla signora Caldarelli. Recentemente Gerardo Marotta, il presidente dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici, che forse ricorderete per la sua conferenza durante il convegno sui fatti di Gragnano al tempo della Repubblica Napoletana del 1799, è stato insignito di una importante onorificenza francese e oltre che riaffermare che non può esistere uno stato senza fondamento filosofico, ha reso noto un recente ritrovamento archeologico ad opera del prof. Carrese Carratelli di una lamina di ferro sulla quale era incisa una frase. Questa lamina era al collo di uno scheletro di fanciulla, sepolto in una necropoli preromana, e diceva : “Quando scenderai nell’Ade, non ti fermare alla prima fonte, dove tutti si accalcano per dimenticare la loro vita vissuta solo per interessi materiali. Tu che hai pensato al bene comune, non ti fermare alla fonte dell’oblìo, procedi invece verso Mnemosyne, la fonte del ricordo, Madre delle Muse, e da lì potrai dirigerti verso l’eternità”. E’ una suggestione che desidero dedicare al Alfonso Maria Di Nola, a Gerardo Marotta, ad Artemisia Gentileschi, a Maria Teresa Caldarelli Padovano, alle volontarie dell’AIRC, a tutti coloro che impegnano la loro vita con ostinata passione verso grandi ideali.