Egregio Presidente,
Le scrivo a proposito del costituendo Museo della Pasta a Gragnano, per esternarLe il mio disappunto sotto il profilo storico-culturale, per l’infelice scelta dei locali in cui collocarlo. Locali che con la storia della pasta non hanno mai avuto niente a che fare!
Un Museo è innanzitutto un luogo della memoria, e lo è soprattutto nel caso di Gragnano, dove intere generazioni di imprenditori ed operai hanno impegnato la loro vita, i loro capitali, la loro cultura, per fare sempre più perfetto un prodotto come la pasta che si è imposto come uno degli alimenti più appetibili a livello mondiale. Una rivoluzione nelle abitudini alimentari di interi popoli con un trend positivo basato sulla qualità che continua ancora oggi, e in cui Gragnano ha svolto un ruolo di primo piano.
Proprio per questo andava posto una maggiore attenzione e sensibilità culturale sui luoghi in cui far rivivere una esperienza unica. Non una asettica e passiva esposizione di macchinari o pannelli tecnologici in cui illustrare i processi produttivi : questo si può fare in un altro centinaio di comuni italiani che hanno ugualmente diritto al loro museo della pasta, e lo si è già egregiamente fatto nel Museo Nazionale della pasta esistente già da anni a Roma.
A Gragnano andava assolutamente recuperato uno dei pastifici dismessi, con le sue strutture peculiari ancora esistenti, con il percorso mulino- selezione delle semole- impastatura- gramolatura- estrusione nelle trafile – incartamento – asciugaggio – confezionamento. Per immaginare queste operazioni fatte dai maccaronari di un tempo, lavoratori che con la loro maestrìa in tutte le fasi della lavorazione hanno fatto grande il nome di Gragnano in questo settore. Se potessero dire la loro su questo punto griderebbero in coro: Questa storia l’abbiamo fatta noi!
E allora chiediamoci perché gli edifici degli antichi pastifici di Gragnano vengono proprio in questi mesi trasformati in altro, pur avendo le caratteristiche per poter essere parzialmente trasformati in un museo. Anche l’ultimo di essi, l’ex pastificio Alfonso Garofalo, il più grande dei pastifici di Gragnano all’inizio del novecento, oggetto negli anni scorsi di un positivo studio di fattibilità, aspetta ancora oggi di conoscere il suo destino come un muto testimone della sua antica operosità.
Costruzione ancora pregevole con la sua cortina architettonica esterna, la sua alta ciminiera, i suoi interni in cui sono ancora leggibili le fasi della lavorazione e pare quasi vedervi aggirarsi quegli operai che fondarono alla fine dell’ottocento la prima Camera del Lavoro italiana, quella Lega Mugnai e Pastai di Gragnano, che precedette di pochi mesi la nascita di quelle di Milano e Piacenza, quegli operai che lottarono per ottenere nel 1902 la giornata lavorativa di 12 ore, che imposero, guidati da un giovanissimo Oreste Lizzadri il diritto all’attività sindacale nelle fabbriche. Ma anche di quegli imprenditori che seppero adottare le nuove tecnologie e che hanno poi permesso la sopravvivenza di questa arte, e che in questi ultimi anni hanno finalmente capito che solo puntando sulla qualità potevano assicurarle un futuro. Una storia fatta da uomini veri, forgiati dalla dura vita lavorativa, che merita di essere ricordata nei luoghi in cui vissero e che a Gragnano sono ancora numerosi, non quindi un involucro qualsiasi in cui racchiudere macchinari o fotografie.
Ora mi auguro che un ripensamento sulla sede del Museo sia ancora possibile, e che si apra un dibattito anche con il mondo della cultura che ha consentito di salvaguardare in questi anni la memoria storica della Città, di tenere viva nei giovani la consapevolezza delle proprie origini.
Francamente anche questa operazione della Provincia che compra dal Comune di Gragnano i locali di cui è proprietario per realizzare il Museo, mi appare oltre che incomprensibile anche umiliante per la Città , che se non riesce a realizzare un Museo della Pasta in uno dei tanti pastifici dismessi, disinteressandosi di essi e abbandonandoli alla speculazione edilizia, dimostra che non ha considerazione per la propria memoria storica e suscita un’angosciosa prospettiva per il proprio futuro.

Gragnano, 4 Novembre 2007

Giuseppe Di Massa
Presidente del Centro di Cultura e Storia di Gragnano e Monti Lattari “Alfonso Maria Di Nola” Sede: via Forchetelle, 6 – 80054 Gragnano – e-mail: info@centroculturalegragnano.it