Qui di seguito troverete il testo dell’appello che, come Comitato per gli Scavi di Stabia, fondato nel 1950 da Libero d’Orsi, intendiamo rivolgere al ministro Rutelli, al presidente della Regione Campania Bassolino, al soprintendente di Pompei Guzzo e al sindaco di Castellammare di Stabia Vozza. Chiediamo a chiunque abbia a cuore le sorti delle ville romane di Stabiae e della importante collezione archeologica del Museo Stabiano (chiuso dal 1997), di firmare l’appello, indicando se lo ritiene anche la città e la qualifica, inviando una mail all’indirizzo: comitatostabia@iol.it

I sig. soci ed i simpatizzanti sono invitati ad aderire all’appello.

MANIFESTO PER STABIAE

Un patto per la difesa, la tutela e la valorizzazione
del patrimonio archeologico di Castellammare di Stabia

Premessa
Una città che progetta il suo futuro ha bisogno di partire dalla propria memoria e dalla propria storia per aprirsi ai cambiamenti, ha bisogno che i suoi beni materiali, il suo patrimonio storico-artistico, incontri e si confronti con i suoi beni immateriali, le sue espressioni culturali.

Crediamo perciò che la politica dei beni culturali a Castellammare di Stabia debba essere programmata con il concorso di tutti i soggetti interessati. La cultura presidio del territorio toglie spazio alla criminalità, così come lo sviluppo sottrae spazio al degrado urbano e sociale.

Affermando il diritto ai beni culturali e ambientali, si afferma il diritto al “bene comune” previsto dall’art. 9 della Costituzione. I diritti culturali devono essere inseriti a pieno titolo nel welfare municipale e ispirare le scelte del progetto di città che si vuole portare avanti. La pubblica amministrazione deve pertanto promuovere azioni di scambio culturale e di crescita in vari ambiti, a cominciare da quello scolastico. I beni e le attività culturali di Castellammare di Stabia sono espressione della millenaria vita materiale, sociale, artistica e religiosa dei cittadini singoli o associati.

La politica culturale deve promuovere una programmazione di governo che metta in relazione i diritti culturali e sociali con il progetto di città. La cultura è dunque un valore collettivo, non è solo un bisogno soggettivo, e si costruisce attraverso una rete condivisa di persone e beni.

In questo quadro, per la città di Castellammare di Stabia assume valore strategico e primario la tutela e la valorizzazione del suo patrimonio archeologico.

Questo manifesto intende promuovere un patto per la difesa e la valorizzazione del patrimonio archeologico di Castellammare di Stabia, realizzando un’azione organica e condivisa tra soggetti istituzionali, organizzazioni culturali e cittadini.

1. L’area archeologica dell’antica Stabiae (Castellammare di Stabia) costituisce uno straordinario patrimonio culturale da tutelare e valorizzare. Essa rappresenta un modello insediativo che si è andato definendo nel Golfo di Napoli tra l’età arcaica e l’età tardo-antica, caratterizzatasi nel corso dell’età imperiale per la presenza di imponenti ville d’otium appartenenti all’aristocrazia romana.

2. L’eccezionalità del patrimonio archeologico e la importanza della collezione di pittura romana esistente possono essere organizzati e gestiti come sistema attraverso un vero e proprio “Progetto STABIAE”, attorno al quale chiamare le migliori intelligenze, i principali istituti archeologici stranieri operanti in Italia, le università e tutti gli studiosi e personalità scientifiche che si sono occupate di Stabiae nel corso degli anni.

3. Si tratta di progetto che rientra a pieno titolo nel processo di Pianificazione strategica avviato dal Comune di Castellammare di Stabia con il documento “Stabia 2010”, approvato dalla Giunta municipale nel dicembre 2006, e si ricollega al Piano operativo regionale “Grandi attrattori culturali”, promosso dalla Regione Campania nell’ambito delle linee strategiche definite dal Ministero per i beni e le attività culturali.

4. Il “Progetto STABIAE” deve articolarsi su alcuni elementi fondamentali:
– la realizzazione del parco archeologico di Stabiae
– l’inserimento di Stabiae nella lista dei siti protetti dall’Unesco, accanto a Pompei, Ercolano e Oplontis, e la redazione del relativo Piano di gestione
– la valorizzazione delle ville di Varano
– la realizzazione di interventi di restauro degli edifici esistenti e di consolidamento della collina di Varano
– l’avvio di una campagna di scavo per portare alla luce i resti dell’abitato
– un programma di studio, ricerca e valorizzazione del sito attraverso l’impiego delle nuove tecnologie
– la realizzazione di laboratori di archeologia aperti a studenti e giovani di tutto il mondo
– il collegamento dell’area archeologica con la città
– la realizzazione di un grande museo archeologico e di una rete museale cittadina
– lo scavo e il restauro della Grotta San Biagio e dei sotterranei del Duomo.

5. Il progetto sarà attuato sulla base di un “grande patto” per salvare gli scavi di Stabiae, un progetto che veda i cittadini stabiesi, il Comune assieme a Regione Campania e Provincia di Napoli, il MIBAC e la Soprintendenza archeologica di Pompei, il mondo delle associazioni e delle imprese, l’università e gli istituti di cultura, il mondo accademico e della ricerca, i mass media impegnati insieme a definire un Piano di progetto da qui ai prossimi dieci anni.

6. L’intervento organico di tutela e valorizzazione sarà guidato dal pubblico (a partire dal Comune di Castellammare di Stabia e dalla Soprintendenza archeologica di Pompei), ma attuato attraverso il protagonismo attivo del privato, sulla base di procedure di evidenza pubblica richiamate dal Codice dei beni culturali, in un reciproco sforzo di collaborazione e innovazione per costruire attorno alla risorsa archeologica un’occasione di sviluppo turistico e di crescita civile della comunità di Castellammare di Stabia.

OTTOBRE 2007