22 NOVEMBRE 1705 – 22 NOVEMBRE 2005

Il Santo.
Sebastiano nacque nel 263 ca a Narbonne, in Francia, da padre francese e madre milanese. Si trasferì a Roma nel 270. Le notizie più approfondite su san Sebastiano si trovano nella , scritta nella prima metà del V sec., durante il pontificato di Sisto III. Egli era un comandante della prima coorte pretoriana, al servizio degli imperatori Diocleziano e Massimiano. Di fede cristiana, allora osteggiata e combattuta con ferocia dall’Impero Romano, pur essendo un ufficiale imperiale, svolgeva un’ampia opera caritativa verso i bisognosi, convertendo numerosi pagani, fra i quali il prefetto Cromazio. Per questo, nella storia della Chiesa, è ritenuto un defensorem ecclesiae, “qui ad multorum profectum sub specie miltiae latebat”. Fu accusato di aver aiutato i martiri cristiani Marco e Marcellino rinchiusi nelle prigioni romane e per la sua pubblica professione di fede venne condannato dall’imperatore Dioclezione al martirio mediante il supplizio delle frecce. Condotto dai suoi ex commilitoni in “medio campo” e legato ad un palo, lo colpirono con numerose frecce. Creduto morto, fu abbandonato nel campo, ma la matrone Irene, moglie di Castulo, un altro martire cristiano, nel tentativo di recuperare il corpo per dargli una degna sepoltura, si accorse che era ancora vivo e, trasportatolo nella sua casa al Palatino, lo curò. Ristabilitosi, rifiutò i consigli di quanti lo invitavano a lasciare Roma, e si presentò al cospetto di Diocleziano per riaffermare la sua fede in Cristo. Questa volta l’imperatore ordinò che venisse ucciso a bastonate nell’ippodromo del Palatino e che il suo corpo venisse gettato nella Cloaca maxima, per evitarne il recupero. Era l’anno 304 e Sebastiano apparve in sogno alla matrona Lucina, di fede cristiana, indicandole il luogo in cui il suo corpo si trovava, e recuperato, fu sepolto nel grande ipogeo di catacombe, che da allora presero il suo nome. Pochi anni dopo l’imperatore Costantino, resosi conto che il Cristianesimo era inarrestabile, preferì, con l’editto del 310, mettere fine alle crudeli persecuzioni, anzi proclamò il Cristianesimo religione ufficiale dell’impero romano. Il culto per san Sebastiano ebbe subito grande diffusione, tanto da farlo proclamare terzo patrono di Roma, dopo gli apostoli Pietro e Paolo. Durante la peste del 680, le sue reliquie vennero portate in processione per la città, ed alla sua intercessione fu attribuita la fine della terribile epidemia. Il suo nome venne da allora invocato in simili calamità, contribuendo a diffonderne il culto.

L’iconografia.
Durante il medioevo il santo venne raffigurato vestito da soldato romano, senza frecce nel corpo, anche anziano con la barba e con abiti medioevali. Nel rinascimento venne rappresentato legato ad una colonna o ad un albero, svestito e trafitto da frecce. Raramente si raffigurò la sua vera morte, a seguito delle bastonate. Nella chiesa di san Sebastiano a Gragnano, sono presenti nel presbiterio tre grandi tele di Giacinto Diano in quella sull’altare maggiore il santo è rappresentato nel suo primo martirio, mentre nelle grandi tele laterali, si osservano il martirio definitivo e le cure prestate dalla matrona Irene e compagne dopo il primo supplizio. Il soggetto del santo trafitto dalle frecce è stato dipinto da numerosi artisti, essendo una delle poche possibilità concesse dai costumi delle varie epoche di dipingere un corpo seminudo. Nel caso di Sebastiano, le sue fattezze spesso quasi femminee, il corpo delicato, contrastavano con il coraggio con cui aveva affrontato due volte il supplizio. Sandro Botticelli, El Greco e Antonello da Messina danno molto risalto al grande, sensuale corpo scoperto e muscoloso, spingendosi ai limiti della nudità. Il Perugino lo dipinge più volte, in una visione anche colta, trascrivendo un versetto latino del Salmo 37 :”Le tue frecce mi hanno trafitto”, nei colpi che lo stanno ferendo Sebastiano vede la via della beatitudine celeste. L’artista nel corpo nudo ci offre una visione di una bellezza ideale, senza alcun segno di corruzione terrena, anzi viene spesso accostato ad immagini della Madonna con Bambino. A Gragnano, è molto bello l’affresco cinquecentesco nella cappella di Santa Maria delle Grazie in via Vecchia San Leone, in un apparato iconografico simile al polittico della chiesa di San Sebastiano a Pimonte, attribuito a Decio Tramontano ma anche ad Andrea da Salerno.

San Sebastiano e Gragnano.
La Deliberazione Comunale del 22 Novembre 1705 (Sindaco Gaetano D’Amato, Giudice e Regio Governatore Giacomo Stoppelli) ratificò formalmente quanto già da secoli era nei fatti, ovvero la grande devozione dei gragnanesi verso il glorioso martire della fede San Sebastiano. Da tempo vi era infatti una cappella nella Chiesa del Carmine, fondata e curata a spese della Città di Gragnano, come risulta anche dallo Stato Discusso del 1627, ed è un fatto che in quasi tutte le chiese cittadine vi era una statua del Santo, e nel quartiere Sanzano (oggi più conosciuto come Rosario) vi è una chiesa dedicata a San Sebastiano. La statua più antica è comunque quella presente nella chiesa di Santa Maria la Carità, un tempo frazione del Comune di Gragnano. L’antichissima chiesa di San Sebastiano, oggi sede della Parrocchia di San Giovanni Battista, era nel medioevo grancia, cioè succursale addetta alla raccolta delle provviste, del convento francescano del SS.Salvatore a Cospidi di Agerola. Ancora nelle sante visite del XV sec dei vescovi di Lettere, la chiesa era appellata San Sebastiano dei francescani. Questi monaci furono presenti fino ai primi decenni del XX secolo nel piccolo convento, tuttora riconoscibile proprio in via San Sebastiano. Già da qualche secolo prima della deliberazione del 1705, i pubblici amministratori avevano inutilmente tentato di trasferire la statua del santo nella principale chiesa cittadina, il Corpus Domini, anche perché quest’ultima era di proprietà pubblica, per cui appare quasi una ripicca il motivo per cui fu sostituito San Sebastiano protettore di Gragnano con San Nicola da Tolentino prima e, appena 16 anni prima, il 4 agosto 1689, le autorità cittadine avevano proclamato Santo Patrono Sant’Antonio da Padova, la cui statua era nella chiesa di San Marco. Questi i fatti in poche battute : Con Atto pubblico ratificato dal notaio Carmine Cosenza il 20 Gennaio 1686, durante la messa solenne in onore del Santo Patrono, il sindaco e gli amministratori avevano trasferito la sede della festività patronale dalla chiesa del Carmine in quella di San Sebastiano. I frati carmelitani fecero allora ricorso al vescovo di Lettere, che ottenuta una risposta negativa dalle autorità cittadine, le scomunicò. Gli amministratori gragnanesi fecero allora ricorso al Vaticano alla Sacra Congregazione, che rimise la scomunica a condizione che venisse ripristinato il precedente diritto dei frati Ci si dovette rassegnare e il 21 febbraio 1686 con altro Atto pubblico, questa volta del notaio Domenico D‘Auria del casale di Casola. I gragnanesi però avevano per S. Sebastiano una forte devozione, legata alla protezione dalle epidemie, e pochi anni dopo imposero che il loro Santo protettore riavesse il suo titolo. Riportiamo un passaggio della Deliberazione di proclamazione di San Sebastiano a Patrono principale di Gragnano: “Ai quali cittadini per detto m. Sindaco per esser noto così congregati, avanti del detto giudice di questa Città di Gragnano che tanto ex causa scientiae quanto per tradizione di antichi e di vecchi cittadini di questa R. Città di Gragnano, per infinite grazie che si sono ottenute da S.D.N. per merito ed intercessione del glorioso santo S.Sebastiano et presertim nelli antichi contagi et indizioni di pestifere infermità come nelli tempi calamitosi di penuria, questo pubblico sempre ha venerato detto santo come patrono della patria et ne ha sempre continuamente solennizzata la sua festa annuale con tutta quella formalità nelle solenni funzioni, conforme ha possuto et tanto maggiormente si scorge, detta Patronanza, che nella Chiesa di S.Maria del Carmine, dove si cole la sua cappella fondata e dotata da detta Città di Gragnano, si venera con umile devotione insigne reliquia di detto glorioso santo et ne appare anco evidenza di tenere questa città una chiesa cospicua titolare di detto santo et quasi ogni chiesa della medesima città et luoghi di essa, si vedono l’immagine et l’effigie di S. Sebastiano, per la cui maggior devozione buona parte dei cittadini tengono il medesimo nome…”. Ci furono da allora ulteriori ed inutili pressioni sui frati carmelitani e solo dopo che il Convento fu chiuso da Gioacchino Murat e i frati sloggiati nel 1809, che i gragnanesi subito dopo i festeggiamenti che allora si svolgevano il 21 Maggio, si tennero la statua trasferendola nella chiesa del Corpus Domini. La vicenda, quasi un romanzo popolare, minuziosamente descritta in documenti rinvenuti presso l’Archivio di Stato di Napoli, non finì : nel 1842 la Municipalità di Gragnano chiese al Vescovo di Castellammare di far occupare il cadente convento del Carmine da altri frati, questa volta, a scanso di rischi, indicando i francescani. Cosa che avvenne, ma ironia della sorte, i francescani, appena insediatisi a Gragnano, in previsione dei festeggiamenti del 1843, chiesero al Municipio di restituire la statua e i relativi diritti al convento. Ancora una volta cittadini e amministratori dovettero cedere. Si agì però con diplomazia e concretezza economica, per cui nel 1852 i frati consegnarono “spontaneamente” la statua, il tesoro e le reliquie del Santo Patrono (un pezzo di osso conservato in una teca d’argento, incredibilmente smarrita negli ultimi decenni), ed il Municipio, attraverso la Commissione di Beneficenza, che aveva la propria sede nella Cappella dell’Immacolata nella chiesa del Carmine, cedette i proventi delle rendite di quest’ultima al convento. Dovettero poi passare più di cento anni, perché San Sebastiano avesse nella chiesa del Corpus Domini una sua degna collocazione in una propria cappella, inaugurata solo nel 1959.

I festeggiamenti.
Il 20 gennaio, giorno dedicato al Santo, solenni festeggiamenti religiosi e civili rinsaldano ogni anno il forte legame di fede tra il popolo di Gragnano ed il suo Santo Protettore. La data del 20 Gennaio, probabilmente quella della sua morte, è quella indicata nel più antico calendario della Chiesa, la Depositio martyrum dell’anno 354.

Il falò.
La sera del 19 Gennaio è tradizione che in piazza Aubry si svolga l’accensione del maestoso falò, le cui origini risalgono chiaramente ai riti ancestrali mutuati dal paganesimo e all’auspicio che dopo la notte del lungo inverno, con l’allungamento progressivo delle giornate, la natura risorge, il sole riprenda il sopravvento sulla notte, la luce sulle tenebre.
Falò simili si svolgono in molte altre località, legate a diverse tradizioni religiose, ma tutte riconducibili a questi riti.