Appendici Documentarie
Gragnano Medievale, da Amalfi al feudalesimo

LA BATTAGLIA DEI MONTI LATTARI TRA GOTI E BIZANTINI
Si svolse nel 553 tra i Goti, popolo barbaro che aveva occupato l’Italia e che col re Teia si era spinto fino alla pianura a sud del fiume Sarno, dove riceveva i rifornimenti attraverso la flotta ancorata a Stabia, e l’esercito dell’imperatore romano d’Oriente guidato da Narsete, che si era accampato sul versante nord dello stesso fiume.
Lo scrittore Procopio nel suo De Bello Gotico, ci racconta con dovizia di particolari lo scontro fatale per Teia e il suo esercito. I due schieramenti si fronteggiarono per più di due mesi, ma il tradimento del comandante della flotta gotica che si vendette ai bizantini, privò i goti dei rifornimenti, costringendoli a prendere l’iniziativa. In un primo momento Teia si diresse su per i vicini monti Lattari alla ricerca di alimenti per i suoi soldati e di foraggio per i cavalli, ma non ne trovò a sufficienza, e considerato che attraversare i monti per giungere sul versante salernitano era un’impresa troppo ardua per il suo esercito, appesantito dai carri e dalle famiglie al seguito, decise di dare battaglia sorprendendo con la sua azione fulminea le truppe bizantine.
Dopo due giorni di duri scontri durante i quali i goti ebbero gravi perdite, compreso il re Teia, si convinsero alla fine, di accettare le condizioni di Narsete : deporre le armi, cedere il cospicuo bottino saccheggiato e conservato nel castello di Cuma, ritornare con le proprie famiglie oltralpe.
Finì in questo modo la dominazione dei goti in Italia.
Secondo la tradizione e le ricostruzioni storiche, la battaglia decisiva si era svolta ai piedi dei Monti Lattari, nella zona che va da Angri alla località Salette di Gragnano.
Al confine tra gli attuali comuni di Angri e Sant’Antonio Abate, vi è la località Pizzigota, che secondo molti storici, deriva da Pozzo dei Goti, in cui furono gettati numerosi corpi dei morti in battaglia. Altre interpretazioni fanno svolgere la battaglia poco più a sud, sulle prime propaggini dei Monti Lattari, sulle colline di Gragnano, Pino e Pimonte.
Proprio selle colline di Gragnano, in località Il Castagno, fu rinvenuta nel 1769 una moneta d’oro bizantina, dell’imperatore Arcadio, vissuto negli anni 395- 408, né va scartata che il famoso Episcopus Eudos, le cui iniziali compaiono nel basamento del fonte battesimale di Santa Maria a Castello, sia proprio un vescovo-monaco, al seguito dell’esercito bizantino e qui fermatosi per costituire un centro cristiano.
Abbiamo rintracciata la moneta in questione, negli archivi fotografici del Museo Nazionale di Napoli che ce ne ha permesso la riproduzione e che già mostrammo nel volumetto “Il territorio di Gragnano nell’antichità e l’Ager Stabianus”, pag. 15.

LONGOBARDI E SARACENI
Passarono pochi anni e un altro esercito di barbari invase l’Italia : erano i Longobardi e anche loro si spinsero fino al sud d’Italia, occupando Benevento e Salerno, oltre a gran parte della Campania.
Il territorio di Amalfi con Gragnano, e Stabia con Sorrento, grazie alla conformazione del terreno, riuscirono a non soccombere, anche se più volte bande longobarde si spinsero su per i monti, devastando il territorio di Gragnano e Pino (DOC. ), soprattutto per cercare di raggiungere la ricca Amalfi, ma non ci riuscirono. Si stabilirono comunque nella valle del Sarno (DOC.) , ma ben presto dovettero difendersi a loro volta dalle scorrerie saracene, chiamati dal duca napoletano Andrea nell’836, per difendersi proprio dai continui attacchi longobardi.
Nel 950 avviene il famoso episodio di Caprile a Gragnano, borgo fortificato sulla via per Pino, dove i saraceni furono fermati per le stradine del borgo. Da allora il luogo si chiamerà Carneficina, poi corrottosi in Carnicella (DOC. da Camera)

IL DUCATO AMALFITANO E I CASTELLI DEI MONTI LATTARI
Nell’839 Amalfi costituisce un ducato autonomo, staccandosi da quello di Napoli.
Non conosciamo l’epoca in cui le colline sul versante nord dei Monti Lattari, strategicamente importanti per la difesa via terra del ducato, furono assorbite nello stesso. Lettere, Gragnano, Pino e Pimonte, divennero caposaldi importanti per Amalfi, che vi costruì difese appropriate.
Il duca Mastolo I nel 923 fece costruire il Castello di Pino. Il castello di Lettere fu invece edificato nel mentre erano oppidum, fortificazioni in materiali più poveri, come terrapieni e palizzate, Gragnano e Pimonte. Successivamente, nel 1073, il principe normanno Roberto il Guiscardo, impadronitosi con uno stratagemma del ducato amalfitano, fece costruire 4 castelli a difesa del ducato preso ancora una volta di mira dai longobardi di Salerno. Tra questi quattro castelli riteniamo che ci sia stato quello di Gragnano, perché è da quell’epoca che cominciano a comparire documenti in cui il castello di Gragnano viene citato, spesso come luogo di stipula di contratti.
Fino al 1438 durò il legame di Amalfi con i territori dell’ex ducato, nonostante sin dal 1131, epoca della definitiva conquista normanna, formalmente il territorio facesse parte del regno normanno. Amalfi continuò a riconoscere per altri 3 secoli ai nativi di Gragnano i privilegi e i diritti dei cittadini dell’antico ducato.

I FEUDATARI
– La prima infeudazione fu quella di Giovanni Ferrario, ad opera del re normanno Guglielmo II che regnò dal 1166 1189.
Egli era il suo medico personale, nonché uno dei principale esponenti della Scuola Medica Salernitana. Durò poco perché Gragnano fu presto reinserita nei territori della Regia Curia.
È il nostro feudatario che prescrive in suo trattato i vermicelli per curare le febbri tifoidee.
– Con la dominazione sveva troviamo Gragnano nel 1218 infeudata a Stefano, Dominus Graniani.
– Federico II che regnò dal 1207 al 1250, concesse Gragnano al suo maresciallo Riccardo Filangieri. Numerosi sono in questo periodo i documenti stipulati nel Castello di Gragnano.
– Il re Manfredi infeuda Gragnano nel 1260 a Giovanni da Procida, animatore dei Vespri siciliani, anche lui esponente della Scuola Medica Salernitana e già medico personale di Federico II.
– Gli angioini nel 1266 strappano agli svevi il Regno di Napoli, con Carlo I d’Angiò che regnò dal 1266 al 1285.
In un documento dei fuochi dell’epoca sappiamo che Gragnano con 156 fuochi era la seconda città dell’ex ducato, dopo Amalfi che ne contava 266. Facendo una media di 4,5 componenti per fuoco, Gragnano aveva all’epoca circa 700 abitanti. Conosciamo anche, da un documento del 1274, il nome forse del primo sindaco, Ruggero de Miro.
Carlo I infeuda Gragnano al suo milite e familiare Guglielmo Donna Maria nel 1283.
– Nel 1293 gli succede Goffredo de Jonville, già signore di Alife e Venafro.
– Infine fu Giacomo de Bourbon, anche egli milite e familiare, l’ultima nomina di Carlo I.
– Gli successe sul trono Carlo II che regnò dal 1289 al 1309 e che infeudò Gragnano al milite Ludovico dei Monti, nel 1293.
– Gli successe Guglielmo de Miro di Gragnano, anche lui milite.
– Infine l’ultimo feudatario nominato da Carlo II fu il figlio primogenito Carlo Martello.
– Roberto d’Angiò che successe a Carlo, regnando dal 1309 al 1343, concesse Gragnano in feudo alla sua seconda moglie Sancia di Maiorca nel 1311. Questa tenne il feudo fino alla sua morte, avvenuta nel 1345, avendo probabilmente un ruolo determinante per la fondazione dei monasteri di clausura francescani di Gragnano, insieme ad Angelo de Miro, già segretario dell’imperatore di Bisanzio, fratello di re Roberto.
– Giovanna I che gli successe nel 1343 e che regno fino al 1381, ebbe una vita turbolenta. Il suo regno fu infatti caratterizzato da smodate passioni, omicidi, ma anche dalla peste e dalle carestie.
Giovanna nominò Giovanni Grillo nel 1345 castellano, giurato e camerario dei castelli di Lettere e Gragnano e nel 1345 concesse Gragnano al suo siniscalco Nicola Acciaioli.
Carlo III di Durazzo che le successe sul trono nel 1381 regnando fino al 1386, la fece strangolare in carcere nel 1382, iniziando così la dinastia durazzesca. Non concesse infeudazioni per Gragnano.
– Il re Ladislao che regnò dal 1387 al 1414, così come sua madre la regina Margherita, amava trascorrere lunghi soggiorni a Gragnano, da dove risultano emanati molti documenti. Non risultano infeudazioni durante il regno di Ladislao.
– La regina Giovanna II che gli successe dal 1414 al 1435, concesse nel 1419 il feudo di Gragnano a Giordano e Renzo Colonna, fratelli del Papa Martino V.
Nel 1422 la signorìa dei Colonna passò ad Antonio, figlio di Giordano, ma gli fu tolta l’anno dopo perché il nuovo pontefice Eugenio IV, dichiarò i Colonna ribelli e traditori, e la regina non voleva inimicarsi il pontefice.
– La nuova dinastia aragonese iniziò con Alfonso d’Aragona che regnò dal 1443 al 1458.
Egli infeudò Gragnano a Raimondello del Balzo-Orsini, che gli aveva prestato una ingente somma.
– Per gli stessi motivi di garanzia per prestiti il feudo passò poi a Giovanni Miroballo, nel 1448.
– Il successore di Alfonso, Ferrante I che regnò dal 1458 al 1498, riconfermò i Miroballo nel possesso del feudo nel 1465, nominando feudatario Carlo, figlio di Giovanni.
– A Carlo Miroballo, successe nel 1494 Giovanni junior che tenne il feudo fino al 1528.
– Intanto il trono aragonese era passato al successore di Ferrante, Carlo VIII nel 1498, ma nel 1503, gli spagnoli occuparono Napoli e il regno perse l’indipendenza, divenendo un vicereame spagnolo.
Nel 1528 il feudatario Miroballo si schierò con i francesi che erano venuti ad assediare Napoli, ed il viceré principe di Oranges, per vendetta privò il Miroballo del feudo. L’anno dopo lo stesso viceré concesse il feudo a Giovanni Vargas.
– Nel 1532 il re spagnolo Carlo V, concsse il feudo ad Alfonso d’Avalos, il marchese del Vasto.
– Nel 1547 ad Alfonso successe il figlio Francesco Ferdinando, marchese di Pescara.
-Nel 1552 quest’ultimo vendette la città di Gragnano a Michele Brisegna, ma poi la riscattò.
-Nel 1565 sempre il marchese di Pescara cedette lo ius luendi della città di Gragnano alla principessa di Sulmona, Isabella Colonna.
– Il viceré Ferrante d’Avalos vendette nel 1568 Gragnano al magnifico Giovanni Cossa.
– A Giovanni Cossa successe la nipote Giovanna Cossa.
– Nel 1570 il viceré, dopo aver riscattato la città la vendette a Cornelia Carafa, moglie di Antonio Gesualdo.
– Gragnano ritornò nella disponibilità della regia Corte, essendo morto il Gesualdo senza eredi, per poco tempo, perché fu rivenduta ad un altro Gesualdo, Fabrizio, nel 1575.
-Nel 1577 la signora Giovanna Nauclerio, moglie del magnifico Paolo Bozzuto, comprò Gragnano, ma questa volta i gragnanesi si opposero, offrendosi di pagare in proprio i 25,534 ducati del riscatto. La Regia Corte acconsentì e finalmente il 4 marzo 1580 finì l’epoca delle infeudazioni per Gragnano, anche se resteranno i pesi per la Bagliva e la Mastrodattia fino al 1631.
– La fine definitiva delle leggi feudali è sancita durante il periodo napoleonico del regno di Napoli (1806-1815)

I SINDACI DI GRAGNANO, dal Medioevo ai Borbone
Indichiamo le date in cui ci sono riscontrati documentari.
– 1274, Ruggero de Miro
– 1297, Guglielmo de Miro
– 1584, Nicola Paragallo
– 1585, Nicola Mariconda
– 1613, Francesco Antonio Golano
– 1685, Nicola Paragallo
– 1685, Nicola Mariconda
– 1685, Andrea Sorrentino
– 1686, Nicola Mariconda
– 1687, Giuseppe Vinaccia
– 1687, Flavio Golano
– 1689, Flavio Golano
– 1692, Nicola di Siena
– 1695, Nicola di Siena
– 1696, G. Sorrentino
– 1697, Simone Iovine
– 1699, Flavio Golano
– 1702, Francesco Antonio D’Auria
– 1705, Gaetano D’Amato
– 1713, Nicola della Mura
– 1810, Emmanuele di Fusco
– 1813ca, Giuseppe di Siena
– 1817, Aniello de Angelis

I FUOCHI DI GRAGNANO
L’elenco dei fuochi o dei gruppi familiari, introdotto da Alfonso d’Aragona, aveva lo scopo di accertare le imposte da pagare, il cosiddetto focatico, che in origine era di dieci carlini annui, uguali per ogni famiglia. Ogni tre anni veniva aggiornato da funzionari della Camera Reale, i numeratores. Da notare che gli elenchi erano redatti per famiglie appartenenti alle varie parrocchie, e stilati in ordine alfabetico utilizzando i nomi propri delle persone e non i cognomi, cosa che rende, per chi fa una ricerca su una famiglia, necessario scorrere tutto l’elenco. Inoltre vi compaiono le prime famiglie di origine spagnola, i cui capostipiti venuti al seguito degli aragonesi, vi si stabilirono invece definitivamente.
Alcuni capofamiglia sono bambini, questo è dovuto al fatto che in epoca feudale vigevano gli istituti del maggiorascato e federcommesso, per cui il primo figlio maschio ereditava i beni della famiglia e, in caso di morte del padre, diveniva anche il capo famiglia. Ciò per non disperdere il patrimonio familiare. Gli altri figli maschi, i cosiddetti cadetti, se appartenenti a famiglie benestanti, per sopravvivere economicamente, erano destinati alla carriera ecclesiastica o militare. Più tragica era la situazione per le figlie femmine, che oltre ad essere escluse dall’asse ereditario, venivano rinchiuse giovanissime nei monasteri di clausura, a Gragnano ve n’erano addirittura due, ai quali apportavano la loro dote, rinunciando ad una normale vita e spesso erano prive di una vera volontà monastica. Solo qualcuna era invece destinata a matrimoni strategici per ampliare i beni patrimoniali. Quando invece negli elenchi compare come capofamiglia una donna è perché non ci sono maschi in famiglia o si tratta di una vedova. Da notare infine il numero modesto di anziani, a testimonianza delle difficili condizioni di vita, anche se il cinquecento è stato un secolo d’oro per lo sviluppo economico e culturale di Gragnano.
Nel 1542 i fuochi erano 373, con 1506 componenti, media di 4 componenti per famiglia.
Nel 1542 i fuochi erano 373, con 1506 componenti, media di 4 componenti per famiglia.
Quindi nel XVI sec Gragnano contava circa 1500 abitanti, dei quali 47 con anni 50 fino a 59; 42 di anni 60 fino a 69; 5 di anni 70 e fino a 79; 4 di anni 80 o più. In totale gli anziani, e per l’epoca lo erano anche i cinquantenni, erano solo 98 su 1500, oltre alle donne anziane che non compaiono negli elenchi in quanto non capofamiglia.
Purtroppo non vi sono indicate le professioni del capofamiglia, essendo il focatico non basato sul reddito, e quindi non possiamo redigere una statistica utile per comprendere la dinamica lavorativa.
L’elenco dei fuochi del 1642 invece, pur essendo privo dei dati relativi ai capofamiglia e al numero dei componenti i singoli fuochi, ci dà però un interessantissimo quadro per quanto riguarda i mestieri.
È invece completo sotto tutti gli aspetti, il Catasto Onciario del 1756, ordinato dal primo re della dinastia Borbone, Carlo I, dove sono riportati tutti i dati dei componenti le famiglie, i mestieri o le attività economiche, i redditi e le proprietà, ed è un interessantissimo strumento conoscitivo dell’epoca. Il testo originale del Catasto Onciario di Gragnano fu recuperato per caso da un appassionato cultore di storia che lo ha messo a nostra disposizione per questa ricerca. La parte iniziale, circa il 30%, è stato invece recuperato dai microfilm dell’Archivio Storico di Napoli, che ce ne ha fatto gentilmente, anche se onerosamente, una copia.
Perché mancavano tante pagine dal librone originale che probabilmente era quello di pertinenza dell’Universitas di Gragnano? Semplicemente perché il tabaccaio di Gragnano che lo possedeva, forse avendolo acquistato da uno straccivendolo, lo utilizzava per incartarci pacchi di sale da consegnare ai clienti o per ripiegarci le marche da bollo !!
I sottostanti elenchi si possono consultare, e meglio analizzare, presso l’Archivio di Stato di Napoli, sezione Amministrativa Principato Citra – Fuochi.
Anche Alfonso Liguori ne ha trascritto i dati nel suo testo, ma non quelli del Catasto onciario del 1756, che abbiamo rocambolescamente ritrovato, come raccontato più sopra, solo pochi anni fa.

ELENCO DEI FUOCHI DEL 1542
– Gragnano Centro (Conciaria), n° 50 fuochi e 256 componenti, con una media di 5,12 per famiglia

Maco Salvatore de Marinis, di anni 45, con 15 familiari, compreso il capo famiglia;
Salvatore de Martino, anni 25 con 13 componenti;
Fonso d’Angelo, anni 60, con 8 comp.
Gio. Simone d’Angelo, anni 18, con 5 comp.;
Palmerio d’Angelo, anni 60, comp.2;
Damaschina ved. di M.Comentale, anni 60, con 5;
Matteo Comentale, anni 43, con 2;
Filippo Comentale, anni 25, con 3;
Leonardo Comentale, anni 40, con 5;
Antonio Comentale, anni 40, con 6;
Giuliano Comentale, anni 30, con 11;
Andrea Comentale, anni 37, con 4;
Martino de Marinis, anni 50, con 7;
Domenico de Marinis, anni 45, con 10;
Marco Buondonno, anni 22, con 6;
Francesco Buondonno, anni 45, con 6;
Girolamo de Martino, anni 32, con 2;
Pirro de Marinis, anni 32, con 5;
Girolamo d’Angelo, anni 8, con 3;
Gio.Giacomo d’Amato, anni 30, con 4;
Gio. Bernardino de Marinis, anni 50;
Nob. Onofrio de Marinis, anni 60, con 4;
Francesco de Marinis, anni 45, con 10;
Gabriele de Marinis, anni 35, con 2;
Rev.Abbate Nicola Andrea….., anni 40;
Carlo de Marinis, anni 37, con 2;
Gio. Battista de Marinis, anni 76, con 8;
Gio. Felice de Marinis, anni 22, con 3;
D. Basilio prete de Marinis, anni 50;
Fonso de Marinis, anni 60, con 2;
Francesco Amalfitano, anni 49, con 6;
Nobile Paolo de Lauletta, anni 49, con 6;
Pietro de Malchaj, anni 54, con 3 et famula;
Vico Aniello dello Sudice, anni 65, con 2;
Vincenzo Cascone, anni 45, con 7;
Ignazio notar Sebastiano d’Auria, anni 45, con 6;
D. Marco Medici, anni 45;
Ferdinando Medici, anni 10, con 4;
Carlo Mariconda, anni 63, con 12;
Marc’Antonio de Pur cara, anni 25, con 4;
Gerolimo Casanova, anni 80, con 2;
Decio Casanova, anni 35, con 8;
Paolo Purcara, anni 35, con 4;
Gio.Antonio Purcara, anni 12, con 2;
Gio.Simone Pur cara, anni 13;
Gio.Battista de Martino, anni 18, con 3;
Gio.Luigi de Scarrica, anni 50, con 3;
Nobile Briottolo de Marinis, anni 36, con 2 e 3 servi;
Francesco d’Auria, anni 40, con 2.

– Casale di San Leone, con 76 famiglie e 312 componenti, media di 4,1.
Sigismondo Mariconda, anni 50, con 6;
Alessandro Jovine, anni 50, con 7;
Vincenzo Jovine, anni 60, con 7;
Bernardo de Sena, anni 60, con 5;
Luca Jovine, anni 50, con 4;
Paolo Jovine, anni 45, con 6;
Giulio Sebastiano, anni 35, con 12;
Sebastiano de Sena, anni 17, con 5;
Marco de Sena, anni 35, con 6;
Lelio Barone, anni 34, con 3;
Luigi Mariconda, anni 40, con 3;
Martino Mariconda, anni 30, con 4;
Nobile Francesco della Cagnara, anni 35, con 5;
Bartolomeo Mariconda, anni 40, con 5;
Gerrico Mariconda, anni 30, con 5;
Nic. Francesco Barone, anni 45, con 2;
Mazzeo Cuomo, anni 40, con 4;
Magnifico Leonardo Barone, anni 25, con 2;
Pizzo de Auletta, anni 60, con 3;
Gio.Battista Palomba, anni 44, con 5;
Giovanni Casolla, anni 16, con 3;
Sebastiano Casolla, anni 46, con 6;
Magnifico D….Torella…anni 30, con 2;
Magnifico Ser Gregorio de Vivo, anni 50, con 5;
Giovanni Pironto, anni 50;
Trufimello Mirella, anni 49, con 6;
Clemente ved. di G.de Auletta, anni 35;
Roberto de Albanese, anni 50, con 4;
Pietro de Albanese, anni 43, con 5;
Gio.Nicola Boscaino, anni 50, con 5;
Ercole de Scarica, anni 25, con 3;
Geronimo de Vivo, anni 30, con 5;
Nobile Bartolomeo de Vesprile, anni 30;
Geronimo de Auletta, anni 30;
Lucia ved.di Cosimo Mariconda, anni 40, con 2;
Enrico Casolla, anni 54, con 5;
Geronimo Barone, anni 60;
Gio. Carlo della Mura, anni 25, con 3;
Troiana ved. P.Palomba, anni 40;
Troiano ved. di Giacomo, anni 30, con 2;
Antonio Palumbo, anni 13, con 4;
Francesco Cavallaro, anni 30, con 9;
Gabriele Cavallaro, anni 13, con 4;
Nico. Vincenzo de Giovanna, anni 60, con 6;
Martinello de Giovanni, anni 34, con 7;
Luciana de Giovanna, anni 30, con 4;
Gregorio Polverino, anni 55, con 5;
Bartolomeo Polverino, anni 45, con 6;
Marco Polverino, anni 25, con 5;
Nobile Andrea d’Amato, anni 25, con 5 e una famula;
Armando Russo, anni 35, con 4;
Nobile Matteo de Miro, anni 46, con 7;
Fiorenza Scafato, anni 66, con 6;
Vincenzo Casolla, anni 60;
Giovanni Casolla, anni 50, con 3;
Nobile Domenico Vicedomini, anni 40, con 5;
Rosa ved. di A. Amalfitano, anni 40, con 3;
Vincenzo de Centula, anni 35, con 7;
Gio.Tommaso di Binivento, anni 20, con 3;
Nic. Giovanni d’Arpaia, anni 46, con 3;
Cirillo de Cuccaro, anni 50, con 7;
Francesco Gallo, anni 39, con 4;
Lucrezia ved. di A.Amalfitano, anni 60, con 2;
Nobile Giulio Vicedomini, anni 40;
Antonello de Ciliento, anni 45, con 3;
Polito de Giovanna, con 3 familiari;
Luigi Santarpia, anni 35, con 3;
Francesco Santarpia, anni30, con 5;
Vincenzo Santarpia, anni 60, con 7;
Nicola de Palomba, anni 22, con 5;
Marco Mirella, anni 39, con 3;
Nobile Massenzio de Concilio, anni 30, con 3;
Gio.Battista Jovine, anni 33, con 2;
Nobile Simone de concilio, anni 30, con 3;
Santillo de Napoli, anni 37;
Damiano Bifare, anni 60, con 2.

– Casale San Marco, (dall’attuale via Roma a Piazza Del Pozzo. I confini delle parrocchie erano delimitate dal corso dei torrenti), con 33 famiglie e 153 componenti, media per famiglia 4,6:
Giovanni d’Amato, anni 45, con 13 familiari;
Magnifico Stefano d’Amato V.j.D.,anni 60, con 10;
Stefanello Bonaria, anni 60;
Ambrogio d’Amato, anni 35, n. 4;
Gio.Antonio d’Amato, anni 20, con 8;
Felice della Mura, anni 50, con 8;
Menica serva di A.d’Amato, anni 60;
Nobile Pizzo Antonio Sicardi, anni 31, con 3;
P.Antonio Balestriero, anni 40, con 10;
Stefano de Medici, anni 43, con 2;
Pantasilena ved.del not. M. Polverino, anni 80;
Domenico Sicardi, anni 60, con 4;
Geromino Catalano, anni 63, con 4;
Ignazio nob. Gioacchino Attanasio, anni 25, con 5;
Mariano Sicario, anni 70, con 3;
Giacobbe Jovine, anni 60, con 3;
Bartolomeo Cannavacciuolo, anni 40, con 3;
N. Angelo d’Auria, anni 60, con 8;
Pizzo de Cosenza, anni 50, con 5;
Santolo Somma, anni 45, con 3;
Giulia di Castellammare, anni 40, con 2;
Cesare Cito, anni 35;
Berardino Monteforte, anni 30, con 5;
Vincenzo de Miro, anni 60, con 10;
G. Gerolamo d’Alessio, anni 6, con 4;
Ferdinando de Cosenza, anni 40, con 8;
Giovanni Criscone, anni 70, con 9;
Luciano Cannavacciolo, anni 40, con 4;
Lorenzo de Massa, anni 40;
Cipriana de Atella, anni 40;
G. Andrea de Miro, anni 35, con 2;
Notar Angelo d’Alessio, anni 35, con 4;
Stefano de Cosenza, anni 32, con 3.

– Casale di Sigliano, con 10 famiglie e 43 persone, media per famiglia 4,3.
Marco Abbalestriero, ani 68, con 8 componenti
Francesco Abbalestriero, anni 35, con 7;
Nardo Inserra, di anni 35, con 3;
Giovanni d’Afelatro, anni 45, con 3;
Antonello d’Afelatro, anni 35, con 4;
Minico d’Afelatro, anni 50, con 7;
N.Angelo Catalano, anni 38, con 5;
Giulia ved.di M.de Roberto, anni 45;
Antonio Balestriero, anni 35;
Giovanni de Massa, anni 45, con 4;

– Casale di Sanzano, (è l’attuale quartiere del Rosario), con 86 fuochi e 323 componenti, media per famiglia 3,75.
Francesco de Petruccio, anni 16, con 2 componenti;
Giovanni de Petruccio, anni 36, con 4;
Melchiorre de Domitro, anni 55;
Leonardo de Domitro, anni 39, con 4;
Marino de Domitro, anni 24, con 2;
Nobile Marco de Comparato, anni 45, con 4;
Nicola d’Alessio, anni 54, con 4;
Marco d’Alessio, anni 34, con 5;
Bartolomeo de Marino, anni 50, con 11;
Leone d’Auria, anni 44, con 2;
Andrea di Calabria, anni 60, con 6;
Bernardino d’Alessio, anni 55, con 6;
Bernardino d’Auria, anni 55, con 12;
Giulio Mascolo, anni 55, con 5;
Santello Mascolo, anni 45, con 7;
Nicola Bonadia, anni 34, con 9;
Giacomo Bonaria, anni 45, con 8;
G. Tommaso de Comparato, anni 25, con 3;
Tommasina ved. di P.Mascolo, anni 35, con 2;
Annulla ved. di Monteforte, anni 35, con 2;
Martinello de Rosa, anni 45, con 3;
G. Bartolomeo Bonadia, anni 17;
Luigi di Monteforte, anni 45, con 4;
Rev.don Nicola de medici, anni 54, con 2;
Marcello de Monteforte, anni 35, con 3;
Nicola de Visceglia, anni 34, con 6;
Margheritella ved. di G.Deliconto, anni 60;
Ruggiero Donnarumma, anni 30, con 3;
Pirro de Rosa, anni 35, con 3;
Cesare Cito, anni 40, con 3;
Marulla ved. di M. Schiavone, anni 60;
Simonello Delicato, anni 19, con 2;
Bartolomeo de Domitro, anni 40, con 8;
Berardino de Domitro, anni 28, con 2;
Giovanni Casale, anni 31, con 2;
Giovanni Bonadia, anni 35, con 3;
Luciano Cimmino, anni 40, con 4;
Palmerio Cimmino, anni 40, con 4;
Graziano Paragallo, anni 60, con 4;
Ferdinando Marzano, anni 13, con 4;
Gabriele Cannavacciolo, anni 50, con 5;
P. Antonio Cimmino, anni 28, con 2;
Antonio de Domitro, anni 16, con 3;
Barnaba d’Auria, anni 45, con 4;
Aniello d’Auria, anni 43, con 5;
Martinello Russo, anni 50, con 5;
Marco Bonodonno, anni 40, con 7;
Crispano Casale, anni 45, con 4;
Simone Battinello, anni 35, con 6;
V. Antonio Russo, anni 20, con 5;
Martino Bonaria, anni 60, con 8;
G. Domenico Volano, anni 30, con 4;
Angelo Farricelli, anni 45, con 7;
Virgilio Farricelli, anni 36, con 6;
G.Battista Bonodonno, con 3;
Salvatorello Bonodonno, con 3;
Tommasina de Miro, anni 7, con 2;
Matteo d’Aputeo, anni 45, con 4;
Giovanni Imparato, anni 40, con 2;
Nobile Santola d’Airace, anni 60, con 4;
Lorenzo Bonodonno, anni 60, con 2;
Andrea Santarpia, anni 20, con 2;
Sebastiano d’Auria, anni 35, con 7;
Antonio Buondonno, anni 25, con 3;
Domenico Farricelli, anni 35, con 6;
Valentino Casale, anni 50, con 7;
Aniello de Duraccio, anni 30, con 4;
Berta ved.di Sig.Delicato, anni 40, con 2;
Francesco Buondonno, anni 35, con 2;
D. Minico Prete, anni 40;
Simone de Domitro, anni 50, con 6;
Giovanna ved. del q .F.d’Aputeo;
Nardo Sorrentino, anni 45;
G. Ferdinando d’Aputeo, anni 35, con 4;
Antonio d’Aputeo, anni 35, con 4;
Andrea de Domitro, anni 3, con 2;
Bernardo Cuomo, anni 40, con 5;
Sigismondo d’Alessio, anni 50, con 3;
Sebastiano Demitro, anni 30, con 2;
Gio. Antonio Longobardo, anni 47, con 3;
D. Giacomo Longobardo, anni 50;
Tommaso d’Amitro, anni 50;
Nicola Bonadia, anni 45;
Marco Grosso, anni 35;
Gio. Felice Farricelli, anni 30;
Nicola d’Amitri, anni 40.

– Casale Miri : 14 fuochi, con 72 componenti, media per famiglia 5,14.
Luciano Arcucci, anni 60, con 11 componenti;
Nobile Gio. Ferdinando dei Miri, anni 33, con 7;
Gio. Rainaldi de Ragosa, anni 35, con 8;
Tom. Antonio de Miro, anni 35, con 5;
Parmenzo de ragosa, anni 40, con 5;
Nobile Andrea de Miro, anni 30, con 6;
Paoloantonio de Miro, anni 42, con 3;
Ercole Nastro, anni 32, con 5;
Fran.sca Isabella ved. del q.Camillo d’Accaro, anni 50, con 3;
Leonardo Nastro, anni 60, con 8;
Mariella ved. del q. Marconastiro, anni 50, con 2;
Bernardino della Rocca, anni 40, con 7;
Costanza ved. del q. Angelo della Rocca, anni 35;
Antonio Pego, anni 80.

– Casale Juveni. 14 fuochi con 45 abitanti, media 3,2.
Nicola Abbalestriero, anni 70, con 2;
Pasquariello della Rocca, anni 30, con 3;
Bartolomeo de Siena, anni 55, con 6;
Troiano della Rocca, anni 60, con 4;
D. Giuliano, anni 45;
Michele della Rocca, anni 55, con 6;
Fabiano Cavaliere, anni 25, con 3;
Lucarello Jovine, anni 16, con 5;
Bartolomeo Jovine, anni 40, con 6;
Nico. Francesco Jovine, anni 60, con 4;
Vincenzo Cavaliere, anni 25;
Vincenzo Bonadia, anni 37;
Giovanni Pozzo, anni 45, con 2;
Giulio Abalestriero, anni 46.

– Casale Caprile. 18 fuochi con 116 componenti, media per famiglia 6,44.
Marco Pozzo, anni 30;
Francesca ved.di Nicola de Rosa, anni 60, con 3;
Rainaldo Sorrentino, anni 36, con 7;
Francesco Aprea, anni 20, con 4;
Sigismondo d‘Afelatro, anni 53, con 4;
Pizzo Antonio d’Afelatro, anni 20, con 3;
Nardello Longobardo, anni 35, con 5;
Nico. Antonio Chierchia, ani 55, con 5;
Antonio Chierchia, anni 56, con 8;
Paolina ved. di Antonio Fontana
Mazzeo Chierchia, anni 60, con 8;
Nico Francesco d’Afelatro, anni 40, con 8;
Annibale d’Afelatro, anni 7, con 2;
Giulio Sorrentino, anni 40, con 9;
Cesare d’Afelatro, anni 32;
Vinc. Aniello d’Afelatro, anni 30, con 8;
Pasquarello Chierchia, anni 14, con 5;
Domenico d’Afelatro, anni 12, con 2.

– Casale Aurano. Fuochi 19 con 43 componenti, media 2,26.
Pietro Vincenzo di Massa, anni 35 con una serva;
Gio. Vincenzo Comparatore, anni 15, con 3;
Susanna ved. di Sisto Monascaldo;
Vinc. Antonio de abbagnale, anni 13, con 4;
Lucrezia de Abbagnale, anni 35, con 3;
Vincenzo de abbagnale, anni 45, con 2 e una serva;
Cosimo de Amatrude, anni 40, con 7;
Salvatore Cusani, anni 20, con 4;
Francesco della Castelluccia, anni 50, con 2,
Ambrogio de Piscina, anni 54, con 3;
Giacomo d’Abbagnale, anni 50, con 4;
Giulia Minurata, anni 25, con 2;
Laura ved. di G. de Riso, anni 50;
Laura ved. di Marco d’Abbagnale, anni 60;
Prassede de Abbagnale, anni 81, con 3.

– Casale Castello. 53 i fuochi, con 145 componenti, media 2,73, la più bassa dei vari quartieri gragnanesi, ma qui era alta la presenza di fuochi con un unico componente.
Giovanni di Giordano, anni 45, con 5 componenti;
Giustino d’Auria, anni 33, con 2;
Cosimo de Cuccaro, anni 35, con 2;
Gio. Luigi d’Auria, anni 17, con 3;
Desiderio de Massa, anni 50, con 4;
Luca d’Auria, anni 16, con 3;
Baldassarre d’Auria, anni 50, con 5;
Giulio Normanno, anni 60, con 8;
Luca de Rosa, anni 60, con 6;
Simonello de Rosa, anni 36, con 6;
Decio Francesco de Rosa, anni 37;
Polita ved. di Gio. de Massa, anni 60;
Tommaso Cavaliere, anni 14, con 4;
Sigismondo Comparato, anni 40, con 4;
Goito Imparato, anni 35, con 6;
Gio. Felice de Monte, anni 14, con 2;
Sebastiano Cancello, anni 40, con 8;
Vincenzo de Atella, anni 43, con 5;
Pirro Antonio Sorrentino, anni 40, con 6;
Giovanni della Rocca, anni 20, con 3;
Basta ved. di Alfonso della Rocca, anni 36, con 2;
Bernardo Accaro, anni 70, con 2;
Calandrello Cannavacciolo, anni 60, con 6;
Martino Comparato, anni 60, con 7;
Gio. Francesco Comparato, anni 12, con 5;
Gio. Pietro de Paolino, anni 34;
Federico d’Atella, anni 36;
Pizzo Cannavacciolo, anni 30, con 3;
Antonello di Santogiorgio, anni 50;
Vincenzo d’Angelo, anni 55;
Diana ved. di Bernabò d’Angelo;
Ferdinando d’Angelo, anni 37, con 2;
Andrea de Medici, anni 40, con 2;
Marco de…caccarello, anni 26;
Eurco Francesco de domini Martini, anni 48;
Nico. Francesco d’Alessio, anni 35;
Notabile Sisto de Scifato, anni 60, con 2;
Cannadella ved. di Pietro d’Aniello, anni 50, con 3;
Marino Longobardi, anni 42;
Gio. Pietro Mascolo, anni 25;
Raimondella Palomba, anni 60;
Bartolomeo de Rosa, anni 40;
Alimares de Montoro, anni 45;
Vincenzo Casale, anni 35, con 2;
Domenico Posso, anni 70;
Conforto Buondonno, anni 60, con 2;
Nico. Giovanni Cannavaccioli, anni 44;
Natale Jovine, anni 11;
Graziano de Siena, anni 30;
Vincenzo d’Arpaia, anni 43, con 2;
Marco Scarica, anni 30, con 2;
Francesco Casolla, anni 50;
Lucente ved. di Silvestro di Massanana, anni 40.

ELENCO FUOCHI DEL 1642 : I mestieri dei capofamiglia.
Vi erano 459 fuochi e se consideriamo la stessa media per gruppo familiare del 1542, ovvero 4 componenti per famiglia, abbiamo un presunto totale di 1836 abitanti, quindi un incremento del 22% rispetto ai 1500 di un secolo prima.
Analizzando poi i dati si nota che i capofamiglia e, presumibilmente le loro famiglie, che vivevano di rendita (nobili o arricchiti o privilegiati) erano 101;
– coloro che lavoravano in agricoltura, pastorizia e selvicoltura (massari, putatori, l’affasciatore di legna, il capraio, i vojari, i carbonari, i mulattieri, il tagliamonte, l’ortolano e lo scippatore d’erba) erano 88;
– i manovali generici impiegati in varie attività, erano 71;
– vivevano di commercio (vaticali, negozianti, potecari, il traficatore di vino, pannazzaro, speziali di medicina, chianchieri) in numero di 39;
– praticavano un’attività artigianale (scarpai, maestri bottari, cositori, panettieri e fornari, l’unico maccaronaro, i segatori, barbitonsori, tentori, chierchiaroli, tarallari, zoccolari, matarazzari, candelaro, centrellaro) in numero di 65;
– i religiosi ( arciprete, sacerdoti, parroci, monache e cappellano) erano 29;
– nella pubblica amministrazione (giudice, baugliaro, mastrodatto, guardia, notari, guerriero, sbirro, causidico e scrivano) erano in 9;
– attività industriale (molinari), erano in 23, per cui si può ritenere che questo era anche il numero dei mulini in attività all’epoca, mentre il solo maccaronaro presente, che abbiamo inserito negli artigiani, dimostra che l’attività dei pastifici era ancora da svilupparsi;
-in attività varie ( fabbricatori, servi, mestieri che non siamo riusciti a decifrare come gli azzimatori, torniero, passamanaro, oltre ai poveri e al selvaggio), erano impiegati in 20.
Comunque quello che segue è l’elenco completo :
74 erano faticatori;
46 “vivevano del suo”, ovvero di rendita;
44 “comoda vivet”, più o meno come sopra;
36 erano massari;
23 erano molinari;
21 erano putatori;
18 erano carbonari;
17 erano vaticali, compravano e trasportavano grano per i mulini;
17 erano sacerdoti;
14 erano negozianti, commercianti o rappresentanti;
11 erano scarpari;
11 erano privilegiati, forse pensionati con appannaggio per meriti;
10 erano maestri bottari;
9 erano cositori;
8 erano monache vizzoche;
8 erano panettieri e fornari;
7 erano segatori;
6 erano fabbricatori;
6 erano poveri;
6 erano vojari;
4 erano i barbitonsori;
4 erano i tentori;
4 erano i potecari, avevano cioè un negozio di vendita;
3 erano i parroci;
3 erano i chierchiaroli;
3 erano i tarallari;
3 erano servi;
2 erano gli zoccolari;
2 erano i chianchieri;
2 erano i notari;
2 erano gli speziali di medicina;
2 erano gli azzimatori (se qualcuno sa cosa facessero, per favore ce lo dica);
2 erano mulattieri;
2 erano matarazzari;
1 erano invece i capofamiglia con la seguente attività: candelaro, affasciatore di legna, capraio, baugliaro, centrellaro, arciprete, cappellano, guardia, giudice, mastrodatto, causidico, medico fisico, scrivano, torniero, pannazzaro, traficatore di vino, guerriero, sbirro, passamanaro, tagliamonte, maccaronaro, ortolano, scippatore d’erba, e uno infine qualificato “selvaggio”.
Riguarda all’unico maccaronaro presente nell’elenco, Alfonso Liguori ne riporta i dati, accompagnandoli da un’altra precisazione, che un altro maccaronaro non di Gragnano, veniva a lavorare in una bottega:
– Fuoco n.252 : Invenimus aliam aphotecam ubi exercebatur ars dello maccaronaro per Marino Chierchia;
– Fuoco n.582 : Onofrio Donnarumma del q. Bernardino, anni 30, maccaronaro. Viene la mattina da Castiellammare ad esercitare detta arte nella bottega di Flavio Golano.
Quindi, al momento, possiamo affermare che il primo maccaronaro di cui si ha notizia fu Marino Chierchia, ed il primo artigiano-imprenditore pastaio fu Flavio Golano.