Appendici Documentarie
Gragnano dai Borbone al 2000

Dai Borbone all’Europa Unita

Gli ultimi tre secoli della storia di Gragnano sono stati scanditi da un progresso economico e civile enorme, da tragedie naturali, da trasformazioni radicali nel campo economico pagate con sacrifici indicibili dalle popolazioni e dall’ambiente naturale.

La tranquilla vita dell’industriosa Gragnano che saluta l’arrivo dei nuovi monarchi Borbone, era piena di prospettive positive. Anche se alla buona tenuta dell’agricoltura, sorpassata in termini occupazionali solo nella seconda parte dell’ottocento dall’industria pastaia, faceva da freno il parassitismo delle rendite religiose che gravavano quasi sull’intero patrimonio boschivo collinare, oltre alle rendite extra catasto delle 12 parrocchie cittadine, e a quelle dei 4 imponenti monasteri.

Nella seconda parte del settecento, la cosiddetta rivoluzione industriale investe anche Gragnano, grazie alla manifattura dei maccheroni, che qui trova le condizioni ottimali per l’asciugaggio della pasta, eseguita nelle strade antistanti i pastifici. Tutto il secolo XIX è un susseguirsi di primati, dal numero delle manifatture di paste lunghe che arriva e supera i cento, alle prime esportazioni verso tutti mercati mondiali, favorite anche dall’apertura di una delle prime ferrovie d’Italia. Anche se sarà un secolo segnato da tragedie naturali, come la grande frana del 1841, da problemi economici ed occupazionali, come la meccanizzazione progressiva dei pastifici che espelle dal circuito occupazionale migliaia di operai, la tassa sul macinato imposta dal nuovo governo dopo l’Unità d’Italia che porterà alla scomparsa dei mulini ad acqua di Gragnano, la prima grande emigrazione che a cavallo tra il secolo XIX e il XX porterà migliaia di gragnanesi soprattutto verso le Americhe in cerca di miglior fortuna di quella che la propria terra poteva offrire e la seconda migrazione, seguita alla seconda guerra mondiale, che portò alla riduzione drastica del numero dei pastifici. Questa volta furono soprattutto le grandi città industriali del nord Italia ad attirare i nostri emigranti.

Nella seconda parte del XX secolo, Gragnano sarà poi sconvolta urbanisticamente da due tragedie, una naturale ovvero il terremoto del 1980 e la ricostruzione che ne seguì privilegiando l’abbattimento e la ricostruzione delle case piuttosto che la riparazione, distruggendo in questo modo non solo edifici architettonici notevoli ma anche il tessuto sociale di quartieri storici, custodi essi stessi della memoria collettiva della Città come è stato per quello del Trivione. La seconda tragedia, provocata questa volta dagli uomini, è stata quella della speculazione edilizia, che nei due decenni precedenti il terremoto ha alterato in modo irrimediabile il volto urbanistico della Città, compromettendone qualsiasi possibilità di sviluppo armonico, compatibile con le esigenze di una sana e serena comunità. La costruzione di interi quartieri dormitori, senza nessun piano urbanistico, senza prevedere parcheggi, luoghi di socializzazione o di svago, strade di collegamento, come è stato per la zona di via Castellammare o di Parco Imperiale, o l’alterazione definitiva di luoghi storici, come le piazze medioevali di Caprile o Castello (quest’ultima ancora in corso), o la piazza Aubry con la costruzione emblematica di un fabbricato-monstre, mostruoso non solo per le linee architettoniche ma anche per le dimensioni assolutamente fuori scala nel contesto cinque-seicentesco della piazza. Quasi a voler umiliare con una costruzione rozza, prepotente e arrogante, finanche più alta e imponente del campanile della vicina maggiore chiesa cittadina, lo stesso spirito civico e morale della Città, attonita e incapace di reagire a tanta avidità economica e insipienza politica.

Nella prima parte del XX secolo Gragnano ha perso una parte del suo territorio, le frazioni di Termini, Messigno e Mariconda, per permettere la costituzione del comune di Pompei. Questi territori non erano mai stati accorpati amministrativamente con altri oltre il Sarno, ma sin dall’epoca romana erano appartenuti all’ager Stabianus e non all’ager Pompeianus. Le locali autorità fasciste dell’epoca non ebbero il coraggio o la forza che esprimevano solo a parole, di opporsi ad una decisione antistorica, ammaliate dalle false promesse delle autorità centrali di ampliamenti territoriali a discapito di Casola e Sant’Antonio Abate, mai avvenuti.

La seconda perdita di territorio ha avuto luogo con il distacco della frazione di Santa Maria la Carità, costituitasi in comune autonomo, nel 1978, soprattutto per la determinazione delle popolazioni locali.

Nei primi anni del XXI secolo Gragnano vede un forte ridimensionamento delle sue aspirazioni industriali : sono 12 i pastifici rimasti, anche se producono il 5% della pasta italiana e fanno un prodotto apprezzato per la qualità; il settore tessile fino a pochi anni or sono produceva il 20% dei costumi da bagno italiani e l’abbigliamento della famosa moda Positano, anche se non risultava nelle statistiche ufficiali perché era in maggioranza lavoro nero, ma ciò non è bastato per salvarlo dalla concorrenza cinese e ora è ridotto drasticamente. L’agricoltura che producendo sulle sue colline e nelle serre prodotti di grande pregio come il vino DOC, l’olio DOP, fiori, frutta e ortaggi di grandi qualità, è sempre più assediata dall’edilizia, quasi tutta abusiva, che sta occupando ogni metro di spazio disponibile. Purtroppo non ci si rende conto che in questo modo si compromettono le possibilità economiche delle future generazioni, e si creano, ad esempio con le costruzioni sorte alle base del Monte Pendolo, le premesse di nuove tragedie naturali. In quest’ultimo caso è la perdita della memoria storica la vera tragedia di questa comunità, che solo pochi decenni or sono ha pianto gli ultimi morti con la distruzione dell’albergo La Selva, costruito proprio sotto “la cucchiata del diavolo” come veniva appellata la zona, ma ora lungo la stessa strada sono sorti numerosi esercizi pubblici e sportivi (vedi anche la relazione sul dissesto idrogeologico del Monte Pendolo nel link Monti Lattari).

In questo primo decennio del XXI secolo sono in crescita nuovi comparti economici legati ai servizi, il cosiddetto terziario, mentre è l’enogastronomia la grande speranza di prospettiva economica per i giovani, oltre ai prodotti della tradizione gragnanese, con la ristorazione di qualità ma anche locali a basso costo per i giovani, dove si serve soprattutto una buona pizza e il panuozzo, ultimo nato dalla esperienza dei maestri dell’Arte Bianca.

La cultura è come sempre la cenerentola nella scala delle priorità cittadine, eppure il ricco patrimonio in opere d’arte presenti soprattutto nelle chiese, i percorsi di archeologia industriale oltre che di interesse naturalistico, come le escursioni nella Valle dei Mulini, in quella dell’Imbuto dove è possibile osservare nel primo caso una decina di ruderi di mulini risalenti a varie epoche e nella seconda ci si può rendere conto della complessa ragnatela di canalizzazioni, ancora in parte utilizzate, per portare l’acqua nel centro abitato e ai pastifici. Di grande pregio naturalistico è invece l’escursione nell’Alta Valle di Castello e alle sorgenti dell’Agrifoglio e del Brecciaro, dove si potranno incontrare decine di fiori diversi, numerose forme di fossili marini risalenti a milioni di anni fa, in un panorama di incredibile bellezza, fino a raggiungere il pianoro di Santa Maria dei Monti affacciandosi sul versante sud dei Monti Lattari su Scala e Ravello. I nostri antenati avevano progettato una funicolare per raggiungere la grande estensione pianeggiante posta a poco più di mille metri di altezza, un tempo pascolo per le mucche di razza agerolina, forse discendenti dalle greggi picene che i romani avevano isolato su questi monti, e che aspetta solo di essere valorizzata.

Sempre nel campo culturale dovrebbe essere rivalutato il ricco patrimonio archeologico, che vanta migliaia di reperti di epoca romana, alcuni dei quali di grande valore, come gli affreschi di Villa Carmiano.

Sono questi i cardini possibili su cui impiantare uno sviluppo sostenibile con il fragile equilibrio ambientale e sociale, in grado, se attuati, di creare anche occupazione stabile in un settore in cui abbiamo i numeri per emergere: la cultura, i soggiorni climatici e naturalistici, l’enogastronomia di qualità.