Gragnano

di Giuseppe Di Massa

 



 

Gragnano è una cittadina di 29.991 abitanti, distribuita su 14,29 Kmq, quindi con una densità di 2071 abitanti per Kmq. La sua latitudine è 40° 41'Nord, la sua longitudine è 14° 31' Est.

COME SI ARRIVA:

Dista dal mare circa 3 Km, da Napoli 30 Km. In automobile è molto semplice; dall'autostrada A3 Napoli-Salerno uscire a Castellammare di Stabia. Dal casello autostradale immettersi sulla superstrada e seguire l'indicazione Sorrento, uscire al secondo varco: GRAGNANO. In treno da Napoli; treno regionale per Gragnano. Oppure dalla direttrice Napoli-Salerno scendere a Torre Annunziata Centrale effettuare il cambio per Castellamare di Stabia/Gragnano e si arriva fin nel centro cittadino. Mentre utilizzando la vesuviana, la stazione di Castellammare via Nocera è la più vicina. E' poi possibile da Castellammare utilizzare gli autobus della Sita o i numerosi taxi cumulativi.

ECONOMIA.

L'economia cittadina è basata sulla tradizionale attività dei pastifici (stima di un 5-10% della produzione nazionale), sulla ristorazione (una cinquantina i locali), l'agricoltura e, non appartenente al settore enogastronomico, vi è l'importante comparto dell'abbigliamento ( moda Positano e costumi da bagno), stimati un 20 % del fatturato nazionale.In crescita il terziario. Per quanto riguarda il turismo, Gragnano, pur trovandosi sulla rotta dei maggiori flussi di turismo mondiale(Pompei-Penisola Sorrentina), e pur avendo i numeri nel settore delle attrattive climatiche, e paesaggistiche, storiche, artistiche, enogastronomiche e ricettive, non ha finora utilizzato al meglio questo eccezionale patrimonio. In una relazione al Consiglio Comunale del 23 Ottobre 1872, Raffaele Dello Joio affermava orgogliosamente: "Gragnano è il paese delle cento fabbriche di paste lunghe, il paese dell'industria e del commercio, il paese dei vini e de' legnami, il paese premiato nelle ultime esposizioni italiane ed estere pe' prodotti industriali ed agricoli fin con medaglie d'oro, il paese che manda i suoi prodotti per tutte le parti del globo".

 

A poco più di un secolo e mezzo di distanza ritroviamo una cittadina profondamente cambiata, e non poteva essere diversamente visto l'incredibile trasformazione di tutte le attività umane e di sviluppo tecnologico, ma che ancora poggia la sua economia su alcune di quelle attività economiche, integrandole con altre, come quelle dell'abbigliamento e della ristorazione, di non minore pregio e qualità. I ritrovamenti archeologici di epoca romana, ma ancora più antica è la necropoli di Madonna delle Grazie, risalente all'VIII sec.a.C., hanno evidenziato che la Gens Grania, che aveva dei possedimenti nella zona, era dedita alla lavorazione del grano e alla produzione di pane, già duemila anni or sono.Le numerose ville rustiche sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., hanno inoltre mostrato una importante attività agricola nel campo della viticoltura ed olivicoltura. Tra gli affreschi più belli che adornavano le ville, la presenza di quelli raffiguranti Bacco e Cerere, divinità protettrici delle messi e del vino, testimoniano di questo filo conduttore che è continuato fino ad oggi.

Ma Gragnano non è solo turismo enogastronomico, è anche Arte e Storia. Visitando le sue chiese, prima fra le tante quella del Corpus Domini, è possibile avere un'idea della qualità delle opere d'arte presenti sul territorio.Così come una visita nella Valle dei Mulini, permetterà di comprenderne l'importanza storica, di vero e proprio laboratorio di sperimentazione di quella che è stata una delle poche invenzioni medievali. Infatti dopo il 1073, con Gragnano allora parte integrante della Repubblica Amalfitana, la costruzione del castello per ordine di Roberto il Guiscardo, diede nuovo impulso all'attività molitoria. Per i successivi sei secoli,Gragnano infatti fu considerata una delle poche zone industrializzate dell'Italia meridionale.Furono anche le premesse per passare pochi secoli dopo alla non meno nota attività delle paste lunghe, i famosi maccheroni, che grazie alla bontà del clima,all'acqua pura dei Monti Lattari, alla capacità di imprenditori capaci di selezionare le qualità migliori di grano, a partire dal Taganrot, dal Manitiba, dall'Amber Durum, e dal pugliese Saragolla, e non ultimo per la maestrìa di operai espertissimi nell'impastare, gramolare, pressare alle trafile, asciugare all'aria. Oggi, passeggiando per Gragnano settecentesca e ottocentesca è ancora possibile "leggere" sugli imponenti portali di piperno , gli stemmi degli antichi "opifici di paste lunghe". Tutto il territorio cittadino era infatti costellato di pastifici che usavano le strade e le piazze antistanti gli edifici per asciugare la pasta su appositi scanni, sfruttando alternativamente le brezze umide provenienti dal mare o quelle più secche provenienti dai monti Addirittura si realizzò per questo una ristrutturazione urbanistica della principale strada, allora denominata Corso Sancio, oggi via Roma, secondo l'asse eliotermico, per meglio sfruttare il vento, con costruzioni strategicamente posizionate in modo da creare piccole strozzature o slarghi, onde aumentarne la velocità. Particolare interessante è la notizia che i pastai provvedevano a loro spese allo spezzamento delle strade cittadine, per meglio garantirsi della loro igienicità, ed anche se queste erano quasi tutte lastricate in basalto vesuviano, erano comunque attraversate da un continuo andirivieni dei carri trainati da muli per il trasporto del grano dal vicino porto di Castellammare. Sui muri della stretta via Ogliaro è ancora oggi possibile vedere i segni degli assi delle ruote dei carri, con l'altezza diversa sui due lati della strada. I carri furono fino alla costruzione della ferrovia nel 1885, il mezzo di trasporto maggiormente usato per trasportare la pasta, imballata nelle apposite cassette preparate nelle locali segherie, ed avvolta nella caratteristica carta azzurra delle cartiere amalfitane. Anche l'attraversamento delle strade da parte dei numerosi greggi di capre, determinava un notevole trambusto, in quanto si trasformava in una lotta tra i maccoronari e le capre che tentavano di agguantare i fili di pasta dagli scanni. Oggi alcuni pastifici hanno conservato la tradizionale asciugatura lenta che valorizza il sapore del grano e le qualità alimentari del glutine, utilizzando anche trafile in bronzo, che grazie alla loro"rugosità" permettono di trattenere meglio i sughi. Negli ultimi anni, una fiorente attività di ristorazione in quasi tutti i comuni del versante Nord dei Monti Lattari, ha dato nuovo impulso alle loro economie, frenando il fenomeno dell'emigrazione che dalla fine della seconda guerra mondiale e fino agli anni '70,aveva caratterizzato l'andamento demografico di queste, in particolare l'invenzione del panuozzo , ha fatto da volàno alla riscoperta delle antiche tradizioni enogastronomiche.

 

 
 
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