Nel 1602 erano esplosi i contrasti del Modus vivendi fra Casola e Lettere, non più le cose civili normalizzate da mezzo secolo, ma le questioni di prestigio relative alla posizione di parità nelle pubbliche spettanze, sull’esempio di quanto vigeva fra Lettere e Gragnano da tempo.Si assisteva, pertanto, ad un assalto morale e religioso contro le inadeguatezze del centro vescovile, dopo quanto s’era lamentato nel periodo feudale. Il Casale di Casola pretese ancora la rata degli introiti delle gabelle sulle taverne o botteghe”cha fanno fuori delle abitazioni”; e questo privilegio nacque dal momento che nell’anno 1602 principiò la devozione della Madonna delle Grazie nella chiesa di S.Giorgio,sotto Depugliano; perciò nel giorno in cui si festeggiava detta festività, per il gran concorso della gente, alcuni facevano delle loggie, ossia baracche ad uso di taverne convenute, e perciò il Gabelliere di Casola faceva fare anche lui le loggie ad uso di caverne, dove portare il pane della sua gabella, ed il Gabelliere di Lettere pretese proibirlo; e così il Gabelliere di Casola diceva che” mentre quel casale diviso partecipa di ogni cosa buona o mala con detta città, e per ciò gli si deve la gabella per rata da tutto quello, che proviene fuori di quello che si ritrae da cittadini e così dalla taverna che si fa a Palude vicino S.Antuono, da dove ve ne percepisce circa ducati 100 l’anno sopra la quale detto Casale ne pretendeva la porzione”. Per questa protezione vi furono varie discussioni: Lettere addusse varie ragioni oltre all’immemorabile consuetudine; vi fu anche detto che il Casale di Casola, diviso, non doveva percepire altra gabella se non quella posta nei confini del suo territorio separato. Vicende della seconda metà del XVI secolo riguardanti un’antica istituzione locale, il Mercato, chiariscono e confermano ulteriormente la dipendenza normanna e poi sveva nei territori di Casola – Lettere – Gragnano in tale periodo, dal momento che l’impianto amministrativo è tipico di tali popoli. Un memorialista di Lettere ci informa: in quanto al maestro di mercato o”Masto di Mercato” si deve sapere che questa giurisdizione veniva concessa nella persona del “Masto di Giurato”. In quei tempi lo eleggevano le persone più in vista della città e si cambiava zona di elezione ogni anno, cioè un anno toccava eleggerlo a Orsano, un anno a S.Nicola ed un anno a Fuscoli.

Con l’andare del tempo questa facoltà cadde in mano alle persone modeste, perciò per evitare gli inconvenienti per ignoranza delle persone elette fù trasferita nella persona del Sindaco pro tempore.Il Casale di Casola pretendeva anche il suo anno per esercitare il Masto di mercato. Al che si oppose la città di Lettere adducendo a motivo che quando fù concessa questa giustificazione nella persona del sindaco, necessariamente vi fu il consenso di tutta la città; così si era sempre fatto.Il Casale di Casola pretendeva la sua giurisdizione in virtù della sua separazione dal Corpo della Città (Lettere) nell’anno 1557 e perché si eleggessero due Sindaci. Uno però era chiamato Universale e aveva la responsabilità su tutta la città compreso il Casale separato di Casola; l’altro Sindaco di detto Casale, era detto particolare, aveva la responsabilità delle srade e delle cose particolari della Città, ma nessuna ne su quelle riguardante l’istituzione pubblica del”mercato” ne sulle Processioni civico-religiose. Su queste ultime abbiamo informazioni dal codice Fattorosi a proposito della separazione, negli anni passati, dei Nobili dal popolo, separazione alla quale non partecipò Casola. Si stabilì che ogni anno per il buon governo della città si eleggessero tre Eletti dalla parte del popolo ed uno dalla parte dei Nobili.Allora parve al Casale di Casola di aver subito torto avendogli dato l’ultimo luogo dopo i tre Eletti popolani, tanto per portare l’Asta del Pallio nelle Festività del SS.Sacramento quanto in altri atti simili. Perciò quelli del Casale di Casola pretesero che si desse al loro Eletto o Sindaco, com’essi lo chiamavano, un posto fra gli Eletti del popolo, se non per il primo almeno non l’ultimo fra quelli. Ancora questioni di buon vicinato legati a vincoli di giurisdizione territoriale, questa volta fra Lettere e Gragnano, risalenti al 1635-43 coinvolsero anche Casola. Gragnano aveva usurpato (secondo il Codice Fottorosi,XVI-XVII secolo) tante parti del territorio a Lettere, fra cui la Costa di Ponticelli e alcune abitazioni come quelle sotto la tiglia del Casale di Casola fino alla Cappella di Casa Avagnale, che erano considerati fuochi ad essa ascritti e numerati.

Nella bonatenenza (catastale) la Sentenza del Consiglio dava tre parti a Lettere e una a Gragnano. La cosa parve dura a Gragnano e i malumori verso Lettere determinarono indagini continue da parte dei Commissari dell’una e dell’altra Università(cosi era detta l’organizzazione politico -sociale del tempo) per stabilire giurisdizioni. A un certo punto prevalsero i sani intendimenti che determinarono l’accordo”de re confinaria” e la notizia della pace fatta corse di casa in casa interessando anche quelli di Casola.l’accordo si fece il giorno 28 agosto 1643 e fù redatto dal notaio Nunziante D’Auria di Lettere. La gente di Casola, volendo vivere a proprio genio e non volendosi privare di un solo palmo di terreno (l’accordo la privava di parte dei propri territori) contrastò il trattato, adducendo molti dubbi sulla giurisdizione sia civile che spirituale.Appartiene agli anni 1630-1640 una curiosa discussione di araldica, non priva di disquisizioni sulla democrazia del tempo, insorta fra Casola e Lettere. Essa riguarda gli atti parlamentari, per i quali l’ultimo a firmare era sempre stato il Sindaco o eletto dal Casale di Casola, dopo tutti gli eletti di Lettere, così ancora nel portare l’asta del Pallio, sedere nei parlamenti, e luoghi del vescovato. Dopo il periodo d’oro, coincidente con il regno di re Ladislao, Casola conobbe decadenza e sventura: nel 1656 fù sconvolta dall’immane sciagura del “male oscuro”. Dagli archivi della chiesa del Corpus Domini di Gragnano si apprende che a Casola in quell’anno perirono 82 persone vittime del terribile male che si abbattè sul paese.Nonostante questa terribile sciagura, ma già prima e ancora in seguito, il religiosissimo popolo casolese contribuì alla costruzione di almeno tre importantissime chiese. Dall'”Istoria della città e ducato di Amalfi” del Camera è possibile desumere che Casola aveva agli inizi del Settecento quattro parrocchie e cioè: S.Agnese, S.Nicola, SS.Salvatore e S:Andrea Apostolo.

Una simile proliferazione di parrocchie fu dovuta soprattutto alla nomina a vescovo di Lettere, da parte del papa Clemente XII, di Agostino Giannini di Cogliano, diocesi di Conza, calabrese, che dimorò pochissimo nel suo episcopato.Infatti gran parte della sua vita la passò nel Casale di Gesini di Casola in casa della famiglia Sorrentino.Fù grazie a questo fatto che i cittadini del patimento di Casola fabbricarono una nuova chiesa, S. Maria del Carmine accostata all’antica chiesa di S. Nicola trasferendovi la loro congregazione il 10 gennaio 1738, con decreto del quivi dimorante M.r. Agostino Giannini.Egli fù vescovo per 34 anni; morì il 26 febbraio 1767 e fù sepolto nel sepolcro canonicale insieme con i suoi precedessori. La storia di Casola, che è soprattutto storia religiosa per le tante chiese costruite sul suo suolo, vede nel 1773 l’elevazione a nuova parrocchia di un’altra delle sue chiese, quella di S.Agnese, ad opera del vescovo Castelli. Un capitolo importante della storia casolese è legato alla vita dei conti del Balzo di Presenzano(1700-1850), ma questo necessità di un’indagine approfondita a parte. Sempre in materia religiosa abbiamo testimonianza ancora di diverbi e contrasti fra Casola e Lettere circa la precedenza nelle pubbliche processioni avvenute nel 1752.Agli inizi dell’Ottocento, esattamente il 26 luglio 1805, alle tre e un quarto(dagli archivi della parrocchia di S.Marco Evangelista in Gragnano) un terribile terremoto si abbattè su tutto il regno di Napoli; in quella catastrofe perirono 80.000 persone.Casola, 1849: nel paese si avvertì un certo senso di sfiducia verso i Borboni con veri e propri tentativi di sollevazioni popolari di tipo repubblicano:L’anima di tali tentativi di sollevazioni popolari di tipo repubblicano.L’anima di tali tentativi fù Michele Mascolo, bottaio, mentre nella vicina Gragnano Gaetano Mariconda tirava le fila della rivolta.

Se ne ha notizia in due Lettere, mediante le quali il sottintendente di Castellmmare in data 8 marzo 1849 informò l’ispettore del distretto di polizia delle reclutazioni a fine insurrezionale tra cui, già arruolati, i garzoni di tale Bartolomeo del Gaudio, gragnanese, con la paga di quaranta grana al giorno.L’ispettore lo incaricò di effettuare perquisizioni domiciliari nelle abitazioni dei sospettati e istruire regolare processo.Nella notte dal 9 al 10 dello stesso mese e si eseguirono le visite domiciliari nelle abitazioni dei ospettati e istruire regolare processo. Nella notte dal 9 al 10 dello stesso mese si eseguirono le visite domiciliari, dalle quali si accertò che effettivamente il Mariconda era il caporione e che certi Raffaele Rocco, Domenico Sacrestano e Giuseppe Abbagnale erano incaricati del regolamento, mentre Antonio Esposito alias “Cavillo”, scalaro di Casola, aveva l’incarico di fornire due travi, di 18 palmi l’una, con l’idea di fornirsene per formare gli alberi della liberta. Fù accertato che nell’ultimo carnevale tanto il Mariconda che altri, che egli aveva come al solito riuniti nella sua casa, fra i suoni di alcune chitarre, aveva gridato: viva la Repubblica, viva la Libertà! Nel 20 di detto mese il funzionario di polizia faceva arrestare Francesco e Luigi Tortoriello, Giuseppe Abagnale, Antonio Esposito come i più affiatati del Mariconda e venne imbastito il processo. Preoccupato l’ispettore di polizia di Castellammare fece presente a S.E. il Ministro di polizia l’opportunità di non affidare l’istruttoria di Casola e Gragnano ne al giudice don Ferdinando Ranieri, giudice imprevidente e quasi correo del Mariconda e compagni” ne a quello di Stabia Don F.Palomba, anch’egli compromesso. I desiderata del funzionario stabiese vennero fatti propri da ministro di polizia, che ne ottenne la compiacente approvazione del Ministro di polizia, che ne ottenne la compiacente approvazione del Ministro della Giustizia.La procura di Napoli avocò a se l’istruttoria e l’affidò al giudice delegato Cafuri. In data 16 luglio dalla procura vennero emessi sedici mandati d’arresto. L’elenco dei sedici indiziati, gragnanesi e stabiesi era il seguente: 1)Don Gaetano Mariconda da Gragnano, di anni 52, figlio del fù Gregorio, proprietario, guardia Nazionale,2)Michele Mascolo di Raffaele da Casola.