PASQUALE IOZZINO

Pittore, già professore di scuola media, ricercatore di cultura e tradizioni locali.

info sul centro/schede/soci/iozzino.htm

Passeggiando, passeggiando..........

Dalla Rivista di Cultura Gragnanese N. 1- settembre 2008

Centro Culturale Sacristano:

I LUOGHI DELLA MEMORIA

GRAGNANO

Girovagando per strade, viottoli, luoghi della memoria, ho potuto annotare interessanti documentazioni stratificate nel ricordo collettivo, di cui il ritmo convulso del vivere quotidiano ha disgregato l'identità storica. In questo peregrinare "ad libitum" ho ascoltato le voci del passato, le ho trascritte in appunti accurati, seppure nei limiti di una storiografia dilettantesca, a indicare indagini più accurate, immagini sbiadite che la memoria affettiva popola con le tinte vivaci della nostalgia. Ricordo tra tanti, Pasquale Porzio 'o Tubbiuolo autentico "genius loci" l'ultimo dei banditori. Estroverso, collerico, bonario, scherzoso, malinconico, irridente, millantatore, 'o Tubbiuolo fu un autentico personaggio. La sua voce stentorea, i motteggi, le esibizioni estemporanee ancora rivivono, ormai leggenda, nei ricordi degli anziani.

 

FIABESCO NEOMEDIOEVALISMO.

Nella seconda metà dell'800 Carlo Alberto di Savoia fece restaurare e rimodellare l'antico borgo medioevale di Pollenzo nel comune di Bra (Cuneo) secondo i dettami stilistici del Neomedioevalesimo, dai contorni eclettici, già in evoluzione in Inghilterra e Germania. Sogno di un principe romantico, il borgo di Pollenzo e la chiesa di san Vittore appaiono come manifesto ideologico e liberale della monarchia Sabauda. La rivisitazione dell'intero complesso in stile detto neogotico "Carloalbertino" fu affidata al grande architetto Ernest Melano (1792-1877) di Pinerolo, ed ebbe vasta influenza nell'architettura civile e religiosa per vari decenni. La premessa era essenziale, poichè diversi edifici gragnanesi ebbero questo contrassegno stilistico, impreziosito dalla ventata "Liberty". Lo stile neomedievale conta a Gragnano diversi significativi esemplari, realizzati dalla fine dell' 800 agli inizi del '900. La struttura architettonica più importante (crollata dopo il terremoto del 1980) era la villa Macario, nota anche come "Torre del Mille" (erroneamente ritenuta millenaria) leggiadra, elegante, con merli ghibellini e una suggestiva quintifora. La fiabesca villa era impreziosita da un lussureggiante giardino con palmizi. Essa fu edificata dal Colonnello Macario, alla fine dell'800, di ritorno dalla guerra di Adua e Dogali. Nel cimitero di Gragnano troviamo la solenne, eppur poetica cappella Parlato (eretta nel 1906), in cui la bifora arabeggiante, attorniata da due classiche figure di angeli, simmetrici (presaghi del liberty) e l'ingresso con il gotico arco a sesto acuto, e il repertorio tipico degli ornamenti eclettici, conferiscono all'insieme un livello stilistico di tutto rispetto. Fu progettata dall'ing. A. Parlato nel 1906. A poca distanza, è la cappella Di Nola, abbastanza simile nella struttura a quella dei Parlato, meno impreziosita, suggestiva nella sua sobria bellezza. Fu costruita nel 1912. Rimarchevole è il gigantesco altorilievo che corona il sepolcreto della famiglia Di Nola Ronza. La "deposizione" d'impianto novecentesco, con chiari rimandi alla scultura del '400, e segnatamente a Jacopo della Guercia. La maestosa "Deposizione" si configura come opera altamente accademica, in cui il tono drammatico si stempera nella serena classicità. Anche il palazzo Lauritano (ex vecchie carceri) in via P. Nastro, reca i segni stilistici del neomedievalesimo.

PORTALE DELLA MASSERIA CARDONE.

Realizzato in tufo grigio, il portale, in puro stile neoclassico, murattiano, fu eretto nel primo decennio dell'800 e rappresenta una rarità in ambito campano, Imponente eppure armonioso, recupera la struttura dell'arco trionfale romano ad un solo fornice, con due eleganti archetti ciechi simmetrici, su cui si innesta il frontone triangolare tipico del tempio greco. Il portale conduce all'antica casa Cardone, in stile spagnoleggiante, e una torretta con archi decorativi moreschi. Il portale viene replicato, su scala minore come ingresso al vasto cortile, con le scuderie e altri servizi.

SBERLEFFI GRAGNANESI.

Ricordo forse delle antiche antefisse fittili etrusche esistono ancora a Gragnano teste scolpite, con la lingua da fuori, di significato apotropaico (contro il malocchio). In via Roma a Gragnano, a sovrastare i portoni in pietra piperno dei palazzi Garofalo e Vicinanza,

esistono due teste così caratterizzte, da essre veri e propri ritratti, forse dei proprietari, probabilmente del '700. In via Pasquale Nastro esiste una generica testa di terracotta.

GIACINTO DIANO.

Il Diano (Pozzuoli, 1731-Napoli, 1803), detto " 'O PUZZULANIELLO" si formò presso la bottega di F. De Mura, fu poi a Napoli allievo prodigio del Solimena. Nel 1773, fu nominato professore per concorso, di Disegno e Pittura, presso la Reale Accademia di Belle Arti di Napoli. Arricchì il suo grande talento guardando ai preziosismi cromatici del Giaquinto e alle fantasiose architetture del Vanvitelli, pervenendo a uno stile personale, con figurazioni complesse, dal moto inarrestabile, con ardite invenzioni cromatiche. Nicola Spinosa, sovrintendente del Polo Museale di Napoli, lo giudica come maggiore personalità artistica della seconda metà del '700 napoletano. Il Diano fu attivissimo, a Gragnano realizzò diverse grandiose opere nel suo momento di grazia, nella chiesa del Corpus Domini e nella chiesa di San Sebastiano (ora parrocchia di San Giovanni Battista). Suo aiutante fu Gaetano Gigante, che in suo onore chiamò il figlio Giacinto Gigante che divenne poi uno dei maggiori pittori di paesaggio dell'800, l'artista di spicco della scuola di Posillipo.

 

GIALLO NAPOLETANO: IL MISTERO DI CAMILLO DE MEDICI.

In un'accurata biografia di Camillo de Medici (ed. dell'Ancora, via S.Giorgio maggiore, 1879, Napoli), l'avvocato e studioso Eugenio Raffaelli ribadisce, in modo convincente, che Camillo de Medici, grande oratore e giureconsulto, figlio di Stefano de Medici (la cui tomba, assieme a quella di Nicola, Giovanni e di Marino, era nel pavimento della chiesa di S.Marco a Gragnano), apparteneva a pieno titolo alla famiglia Medici, confutando le tesi dello storico Giannone, che negava l'appartenenza all'illustre casato dei Medici, sparsi in Campania dopo le guerre sociali. Chiese (e ottenne) che il comune di Gragnano dedicasse una strada (attuale via P. Nastro) all'illustre leguleio Camillo de Medici. Egli nacque a Gragnano nel 1543 e morì a Napoli nel 1598. In un articolo comparso sul Corriere del Mezzogiorno del 2-11 2006, il giornalista Stefano de Stefano raccoglie un'ampia intervista dello studioso Bruno Fermariello, il quale sostiene che nella "Madonna del Rosario" di Caravaggio (dipinto a Napoli nel 1607, ora al Kunsthistoriche Museum di Vienna) il personaggio rappresentato, in basso a sinistra, rivolto allo spettatore, non sia un nobile della famiglia Carafa-Colonna, ma proprio il famoso leguleio. Caravaggio quest'opera (olio su tela cm 364 x 249) nel 1607, in fuga da Roma, dove aveva assassinato Ranuccio da Terni, "La Madonna del Rosario", nel solito stile realistico del pittore, è affiancata dai santi Domenico e Pietro, in ginocchio, alcuni lazzari scalzi, una giovane mamma con la figlia, e in basso a sinistra, girato verso lo spettatore, un nobile con la gorgiera, dall'aspetto anziano, seppur vigoroso, evidentemente il committente, che sembra sorreggere con le mani il gesto di S. Domenico. Secondo lo studioso Fermariello, i monaci di San Domenico Maggiore e quelli di S. Pietro, protestarono vivamente verso taluni aspetti della riforma del Concilio tridentino, che limitava la loro libertà. I monaci consultarono come mediatore il famoso leguleo Camillo de  Medici, supportato dal potente M. Colonna. grati del suo operato, i domenicani associarono Camillo alla Congregazione del Santissimo Rosario. Nella chiesa di S. Severino e S. Sossio, nella cappella dei Medici, lo scultore Geronimo D'Auria realizzò nel 1599 il monumento funebre di Camillo de Medici, in cui Fermariello nota notevole somiglianza nel volto, con il misterioso committente del dipinto caravaggesco, che fu rifiutato per motivi ignoti e che era destinato alla stessa chiesa. Tuttavia, nel dipinto notiamo una massiccia colonna che potrebbe proprio alludere ai Colonna, in linea con il personaggio. Inoltre, sia nel volto scolpito dal D'Auria, sia nell'immagine di  Camillo de Medici, incisione da "Iuris responsa Camilli de Medici  iuruconsulti"-1623- Napoli, notiamo una persona più giovane, dal naso più affilato, con un rado ciuffo di capelli ravviato sulla fronte, mentre il misterioso committente caravaggesco mostra un'età più matura (Camillo morì all'età di 55 anni), ha il cranio calvo e il naso più grosso, quasi camuso. Perciò riteniamo essere il committente un personaggio della famiglia Carafa Colonna, come da tradizione. Tra l'altro, Caravaggio dipinse sempre in " presa diretta", dal vero, il personaggio ha tutta l'evidenza di un ritratto realistico. Camillo era morto da 9 anni. Il Cardinale Del Monte, protettore di Caravaggio, amico dei Medici e dei Colonna, si adoperò forse per facilitare la committenza al pittore fuggiasco da Roma. Il dipinto rifiutato, fu acquistato dal pittore fiammingo L. Finson poi passò a Giuseppe II d'Austria, e quindi all'attuale museo. Sappiamo anche che Camillo dettò l'epigrafe funeraria per il padre Stefano, nella chiesa di San Marco a Gragnano.