| Gragnano
è una cittadina di 29.991 abitanti, distribuita su 14,29
Kmq, quindi con una densità di 2071 abitanti per Kmq. La
sua latitudine è 40° 41'Nord, la sua longitudine è
14° 31' Est.
COME
SI ARRIVA A GRAGNANO:
Dista
dal mare circa 3 Km, da Napoli 30 Km. In automobile è molto semplice:
dall'autostrada A3 Napoli-Salerno uscire a Castellammare di Stabia.
Dal
casello autostradale immettersi sulla superstrada e seguire l'indicazione
Sorrento, uscire al secondo varco: GRAGNANO.
In
treno da Napoli: treno regionale per Gragnano. Oppure dalla direttrice
Napoli-Salerno scendere a Torre Annunziata
Centrale effettuare il cambio per Castellamare di Stabia/Gragnano
e si arriva fin nel centro cittadino. Mentre
utilizzando la vesuviana, la stazione
di Castellammare via Nocera è la più vicina. E' poi possibile da
Castellammare utilizzare gli autobus della Sita o i numerosi taxi
cumulativi che sostano all'uscita dell'abitato di Castellammare
sulla strada per Gragnano.
VISITA TURISTICA:
In
auto, entrando in Gragnano dalla via Castellammare, dove si esce provenendo dalla superstrada per Sorrento, nei pressi della chiesa di San Sebastiano è possibile trovare da parcheggiare e poi a piedi conviene risalire la cittadina, attraverso la via Roma. Consigliamo però di inoltrarsi in città in macchina e, soprattutto per chi viene in pullmann, fino alla stazione ferroviaria, dove vi è un grande parcheggio.
La stazione si trova anche in posizione centrale per chi vuole fare una visita approfondita a Gragnano. Consigliamo
tuttavia, ove possibile, di raggiungere Gragnano con la comoda ferrovia e non avere quindi problemi di parcheggio o di traffico.
Il fabbricato della stazione, ove oggi è ubicata la sede della Pro Loco, è di per sé una attrattiva in quanto rimasto inalterato dall'epoca della costruzione, 1885, quando fu inaugurato il tronco ferroviario alla presenza dei reali d'Italia Umberto I e la regina Margherita.
Fu un importante elemento di sviluppo per i locali pastifici, all'epoca più di cento, che si collegavano al porto di Napoli per le spedizioni in America o via ferrovia al resto d'Europa.
Gli imballi erano le famose casse di legno di vario formato, confezionate da abili maestri d'ascia, dai quali discenderanno esperti falegnami e abili artigiani come gli allestitori di presepi.
Dalla stazione dista solo un centinaio di metri la principale piazza della cittadina, l'antica piazza Conceria, oggi Augusto Aubry. Lungo questo percorso si nota ad angolo con la via Vittorio Veneto, il Palazzo di Giustizia, in puro stile liberty, architettonicamente uno dei più armoniosi fabbricati di Gragnano.
In piazza Aubry si affaccia la chiesa del Corpus Domini, un vero scrigno di tesori artistici. Già il portale della fine del ‘500 intagliato in legno, ci prepara al fantastico colpo d'occhio del sontuoso interno barocco, con una tela sul soffitto di oltre 400 mq, tessuta in un sol pezzo dalle donne di Gragnano. La tela fu dipinta da Francesco Maria Russo nella seconda parte del settecento e rappresenta l'Esaltazione del SS. Sacramento. Dello stesso artista, esperto in dipinti di ampio respiro scenografico, ricordiamo le volte affrescate nella Cappella del principe di Sansevero a Napoli e nell'antisacrestia della cappella di san Gennaro, dove si ripetono gli stessi motivi decorativi di Gragnano. Nell'abside tre grandi tele di Giacinto Diano, sempre riconducibili al mistero dell'Eucarestìa, L'Ultima
Cena sull'altare maggiore, e lateralmente, Il Miracolo della Manna e Il Miracolo del Vino alle nozze di Cana, mentre in prossimità del grandioso arco trionfale che immette nel transetto, nell'ultima cappella a sinistra vi è l'opera d'arte forse più importante della chiesa, La Trasfigurazione di Marco Pino da Siena, su tavola in legno cinquecentesca. Insieme al portale e all'acquasantiera all'ingresso, rappresenta l'elemento coevo alla costruzione della chiesa, edificata con una pubblica sottoscrizione, e chi non aveva la possibilità di concorrere col proprio denaro, portava i materiali da costruzione dalle vicine colline. Ancora oggi la chiesa appartiene al Comune.
Altre tavole dei primi del Seicento, Santa Lucia a destra e La Madonna con Anime del Purgatorio a sinistra, entrambe di Pompeo Landolfo, quest'ultima inpreziosita da un'artistica cornice in legno intagliato, testimoniano la profusione di donazioni per questa chiesa che rappresentava l'opulenza della cittadina che all'epoca traeva ricchezza dalla macina dei cereali nella sottostante Valle dei Mulini e nel settore dei panni e della seta.
Nell'Ottocento, ad opera di maestri della Scuola Napoletana, si aggiunsero sette tele poste sulle paraste tra le cappelle, anch'esse richiamanti il mistero dell'Eucarestia, tra le quali spicca a destra un capolavoro di Domenico Morelli, la Cena in Emmaus.
Nel transetto a destra vi è la cappella di San Sebastiano, protettore di Gragnano, con statua lignea a mezzobusto. Nella simmetrica cappella laterale a destra, un tempo dedicata all'Adorazione permanente dell'Eucarestia, vi è sull'altare maggiore, una delicata Annunciazione, di non certa attribuzione, su pala lignea cinquecentesca, accreditata in una pubblicazione del TCI a Francesco Curia.
Da notare infine la cantorìa d'organo addossata all'ingresso del transetto a destra, con sculture lignee scolpite dei 4 evangelisti, con al centro Cristo Resuscitato e lateralmente l'immagine di un vescovo, forse il committente dell'opera, scandita in riquadri con cariatidi rappresentanti uomini e donne dai ventri e dai seni prorompenti. A piedicroce, addossato all'ingresso, l'imponente organo ottocentesco, dalle raffinate decorazioni in oro con oltre 1000 canne. Entrambi gli organi sono stati restaurati di recente dai Fratelli Cantarelli, con la realizzazione di un unico moderno impianto elettronico: un capolavoro di acustica che meriterebbe una fruizione maggiore per i tanti amatori.
Uscendo dalla chiesa a destra, dopo il campanile, parte la strada medioevale della Valle dei Mulini che conduce al Borgo di Castello, già fortificazione amalfitana, nella quale svetta la chiesa romanica dell'Assunta, con pochi elementi coevi sopravvissuti, come le colonne di spoglio di antichi templi romani e greci, abitudine amalfitana nei viaggi in oriente, e che costituiscono la struttura portante della chiesa a tre navate, elementi residui dell'ambone duecentesco e del Fonte battesimale cinquecentesco, e maschere zoomorfe che contornano l'arco principale esterno di acceso al nartece. Lungo il percorso della Valle, di incontaminata bellezza e ricca di elementi vegetazionali e geomorfologici interessanti, si notano una decina di ruderi degli antichi mulini.
Dopo appena 50 metri è collocato l'artistico presepe di Gragnano, uno dei più suggestivi della Campania, ormai conosciuto in tutto il mondo, grazie a collegamenti televisivi in mondovisione.
Rinnovato dagli Amici del Presepio, guidati dal maestro d'ascia Pasquale Cesarano con nuove scenografie ogni anno, vi si possono riconoscere elementi paesaggistici della vicina valle, con un percorso che permette di calarsi nella tradizionale e magica atmosfera del Natale.
Ritornando a piazza Mercato dove è posto il monumento ai Caduti, prendendo la strada in leggera salita, in direzione di Lettere, a circa un chilometro vi è la piazza Marconi con un caratteristico arco-canale e mulino, e, a breve distanza, la chiesa di Santa Maria ad Nives, dove si può ammirare una grande tela d'altare di Luca Giordano, rappresentante appunto la Madonna della Neve e, nella prima cappella a destra, una tavola lignea cinquecentesca della Madonna del Rosario e un interessante fonte battesimale con alla base lo stemma della famiglia Mariconda. Adiacente alla chiesa vi è il chiostro dell'ex monastero degli Agostiniani scalzi, oggetto di un imponente restauro. Adiacente al monastero si può imboccare la via Civano, uno degli antichi percorsi a gradoni che costellano la collina gragnanese, e in pochi minuti si ritorna al parcheggio, dal quale, sempre a piedi, è possibile raggiungere la via Roma.
Era questa l'arteria principale della cittadina, dove si affacciavano una quarantina di pastifici, tuttora identificabili dai sontuosi portali di piperno con al centro gli stemmi con le spighe di grano, e dove negli spazi antistanti e sui terrazzi si mettevano ad asciugare le paste lunghe. Alla fine del percorso, circa 500 metri, ci si ritrova nella storica piazza Trivione, oggi Giacomo Matteotti, ornata da una bella fontana circolare in piperno, costruita a metà ottocento, così come quella ammirata in piazza Marconi, testimonianze della profusione di arredi architettonici importanti nell'epoca d'oro della prospera attività dei pastifici.
Sulla piazza, distrutta dal terremoto del 1980 e ricostruita in stile moderno, si affaccia la chiesa di San Michele Arcangelo, adiacente all'ex monastero di clausura francescana, nel cui chiostro sarà attrezzato il Museo della Pasta.
Salendo a sinistra per un centinaio di metri si arriva alla chiesa di san Sebastiano e all'annessa Congrega del Rosario, dove si possono ammirare numerose tele di Giacinto Diano, quasi una sua quadreria personale. Da notare il quadro del vero martirio di san Sebastiano, avvenuto a colpi di bastone, mentre quello dell'iconografia più rappresentata, ad opera di frecce, in realtà non sortì l'effetto voluto. Il Santo fu infatti solo ferito, e, curato da donne cristiane, ritornò dall'imperatore romano per riaffermare la sua fede, e questa volta l'imperatore lo fece bastonare a morte.
Una vera visita alla nostra città, non può esaurirsi nell'ammirare le sue opere d'arte, ma bisogna necessariamente soffermarsi sulla sua enogastronomia, rappresentata da eccellenze e prodotti di nicchia, quali i circa 200 diversi formati di maccheroni, il vino, l'olio, i latticini, la frutta di stagione come le ciliegie di Castello, i dolciumi e varie specialità da forno. Più di 50 tra ristoranti e pizzerie offrono menù tra i più vari e per tutte le disponibilità : dai pasti tradizionali in ristoranti di grande qualità, censiti e gratificati da giornali e pubblicazioni specializzate, agli economici locali che offrono un'eccellente pizza o i gustosissimi panuozzi, l‘ultima invenzione di maestri che fin dal medioevo si erano specializzati nella macina e nella conoscenza dei cereali, fino a farne un'arte, appunto l'Arte Bianca di Gragnano.
ECONOMIA:
L'economia
cittadina è basata sulla tradizionale attività dei pastifici (stima
di un 5-10% della produzione nazionale), sulla ristorazione (una
cinquantina i locali), l'agricoltura e, non appartenente al settore
enogastronomico, vi è l'importante comparto dell'abbigliamento (
moda Positano e costumi da bagno), stimati un 20 % del fatturato
nazionale.In crescita il terziario. Per
quanto riguarda il turismo, Gragnano, pur trovandosi sulla rotta
dei maggiori flussi di turismo mondiale(Pompei-Penisola Sorrentina),
e pur avendo i numeri nel settore delle attrattive climatiche, e
paesaggistiche, storiche, artistiche, enogastronomiche e ricettive,
non ha finora utilizzato al meglio questo eccezionale patrimonio.
In una relazione al Consiglio Comunale del 23 Ottobre 1872, Raffaele
Dello Joio affermava orgogliosamente: "Gragnano è il paese delle
cento fabbriche di paste lunghe, il paese dell'industria e del commercio,
il paese dei vini e de' legnami, il paese premiato nelle ultime
esposizioni italiane ed estere pe' prodotti industriali ed agricoli
fin con medaglie d'oro, il paese che manda i suoi prodotti per tutte
le parti del globo".
A
poco più di un secolo e mezzo di distanza ritroviamo una cittadina
profondamente cambiata, e non poteva essere diversamente visto l'incredibile
trasformazione di tutte le attività umane e di sviluppo tecnologico,
ma che ancora poggia la sua economia su alcune di quelle attività
economiche, integrandole con altre, come quelle dell'abbigliamento
e della ristorazione, di non minore pregio e qualità.
I ritrovamenti archeologici di epoca romana, ma ancora più antica
è la necropoli di Madonna delle Grazie, risalente all'VIII sec.a.C.,
hanno evidenziato che la Gens Grania, che aveva dei possedimenti
nella zona, era dedita alla lavorazione del grano e alla produzione
di pane, già duemila anni or sono.Le numerose ville rustiche sepolte
dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., hanno inoltre mostrato una
importante attività agricola nel campo della viticoltura ed olivicoltura.
Tra gli affreschi più belli che adornavano le ville, la presenza
di quelli raffiguranti Bacco e Cerere, divinità protettrici delle
messi e del vino, testimoniano di questo filo conduttore che è continuato
fino ad oggi.
Ma Gragnano non è solo turismo enogastronomico, è anche Arte e Storia.
Visitando le sue chiese, prima fra le tante quella del Corpus Domini,
è possibile avere un'idea della qualità delle opere d'arte presenti
sul territorio.Così come una visita nella Valle dei Mulini, permetterà
di comprenderne l'importanza storica, di vero e proprio laboratorio
di sperimentazione di quella che è stata una delle poche invenzioni
medievali.
Infatti dopo il 1073, con Gragnano allora parte integrante della
Repubblica Amalfitana, la costruzione del castello per ordine di
Roberto il Guiscardo, diede nuovo impulso all'attività molitoria.
Per i successivi sei secoli,Gragnano infatti fu considerata una
delle poche zone industrializzate dell'Italia meridionale.Furono
anche le premesse per passare pochi secoli dopo alla non meno nota
attività delle paste lunghe, i famosi maccheroni, che grazie alla
bontà del clima,all'acqua pura dei Monti Lattari, alla capacità
di imprenditori capaci di selezionare le qualità migliori di grano,
a partire dal Taganrot, dal Manitiba, dall'Amber Durum, e dal pugliese
Saragolla, e non ultimo per la maestrìa di operai espertissimi nell'impastare,
gramolare, pressare alle trafile, asciugare all'aria. Oggi, passeggiando
per Gragnano settecentesca e ottocentesca è ancora possibile "leggere"
sugli imponenti portali di piperno , gli stemmi degli antichi "opifici
di paste lunghe". Tutto il territorio cittadino era infatti costellato
di pastifici che usavano le strade e le piazze antistanti gli edifici
per asciugare la pasta su appositi scanni, sfruttando alternativamente
le brezze umide provenienti dal mare o quelle più secche provenienti
dai monti Addirittura si realizzò per questo una ristrutturazione
urbanistica della principale strada, allora denominata Corso Sancio,
oggi via Roma, secondo l'asse eliotermico, per meglio sfruttare
il vento, con costruzioni strategicamente posizionate in modo da
creare piccole strozzature o slarghi, onde aumentarne la velocità.
Particolare interessante è la notizia che i pastai provvedevano
a loro spese allo spezzamento delle strade cittadine, per meglio
garantirsi della loro igienicità, ed anche se queste erano quasi
tutte lastricate in basalto vesuviano, erano comunque attraversate
da un continuo andirivieni dei carri trainati da muli per il trasporto
del grano dal vicino porto di Castellammare. Sui muri della stretta
via Ogliaro è ancora oggi possibile vedere i segni degli assi delle
ruote dei carri, con l'altezza diversa sui due lati della strada.
I carri furono fino alla costruzione della ferrovia nel 1885, il
mezzo di trasporto maggiormente usato per trasportare la pasta,
imballata nelle apposite cassette preparate nelle locali segherie,
ed avvolta nella caratteristica carta azzurra delle cartiere amalfitane.
Anche l'attraversamento delle strade da parte dei numerosi greggi
di capre, determinava un notevole trambusto, in quanto si trasformava
in una lotta tra i maccoronari e le capre che tentavano di agguantare
i fili di pasta dagli scanni. Oggi alcuni pastifici hanno conservato
la tradizionale asciugatura lenta che valorizza il sapore del grano
e le qualità alimentari del glutine, utilizzando anche trafile in
bronzo, che grazie alla loro"rugosità" permettono di trattenere
meglio i sughi. Negli ultimi anni, una fiorente attività di ristorazione
in quasi tutti i comuni del versante Nord dei Monti Lattari, ha
dato nuovo impulso alle loro economie, frenando il fenomeno dell'emigrazione
che dalla fine della seconda guerra mondiale e fino agli anni '70, aveva
caratterizzato l'andamento demografico di queste, in particolare
l'invenzione del panuozzo, ha fatto da volàno alla riscoperta delle
antiche tradizioni enogastronomiche.


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