|
A 15 anni perde il padre, ferroviere
e militante socialista, ed è quindi costretto a lavorare dalle necessità
, come racconta nel libro pubblicato nel 1974 “Le Boje!”, La bolle,
come una pentola che non sopporta più il coperchio all’atto della
bollitura, riferita alle condizioni delle classi lavoratrici dei primi decenni
del XX secolo :
“Divenni dipendente di una ditta industriale, una delle tante fabbriche
alimentari allora esistenti a Gragnano, tutte prospere e con lauti guadagni.
Ma quali furono le condizioni di quel mio primo lavoro? Nessuna condizione.
Orario, paga e riposo, dipendeva tutto dall’arbitrio del padrone : così
si lavorava dall’alba al tramonto avanzato per una paga di poche lire
al giorno”. Nel giornale della stessa epoca “La propaganda”
si racconta di come questi ragazzi quindicenni il cui salario variava dai
15 agli 80 centesimi al giorno, erano costretti ad iniziare il lavoro all’una
dopo mezzanotte e a terminare una lunghissima giornata alle 16-17 del pomeriggio,
tutti i giorni della settimana e coloro che venivano sorpresi ad addormentarsi
ricevevano schiaffi e sputi.
Nel libro “Il Regno di Badoglio”, racconta invece di come fu costretto
a lasciare Gragnano per il suo impegno sindacale: Nel pastificio Alfonso Garofalo,
il più grande mai costruito a Gragnano, era stato licenziato ingiustamente
un operaio, ultimo atto di una lunga serie di arbitrii padronali, e gli operai
tutti scesero in sciopero chiedendone la riassunzione; al termine di un lungo
sciopero gli operai ottennero la vittoria ma i più ardimentosi sindacalisti
furono costretti a lasciare la fabbrica :” Il celebre sciopero dei capi
pastai risolto con metodi spicciativi che mi valsero l’allontanamento
definitivo dal mio paese natìo”.
Nel 1912 fondò con Oscar e Guido Gaeta, Antonio Cecchi e Ruggero Grieco
la Camera del Lavoro di Castellammare e non ancora ventenne ne divenne segretario.
Castellammare era un centro industriale con una forte presenza socialista
che nelle elezioni amministrative del 31 ottobre 1920 raccolse 2300 voti,
conquistando, grazie alla legge maggioritaria, i 4/5 dei seggi del consiglio
comunale. Lizzadri come tutti i giovani socialisti era fortemente influenzato
dall’irruenza di Amadeo Bordiga, ma non seguì Bordiga nella scissione
di Livorno che diede vita al partito comunista. Il 13 aprile del 1913 aveva
fondato la prima sezione socialista di Gragnano insieme a Misiano, Bianchi
e allo stesso Bordiga e rimarrà fedele alla sua idea socialista. Fu
segretario anche della Camera del Lavoro di Gragnano e scrisse di quegli anni
in due articoli: “Ricordo di Amadeo Bordiga” in “Il ponte”,
gennaio 1973, e in “Ruggiero Grieco e Napoli alla vigilia della prima
guerra mondiale”, in “Cronache Meridionali”, 1955.
Partecipò alla prima guerra mondiale, riportando a casa per il suo
ardimento una medaglia. Si trasferì a Roma, dove trovò lavoro
in una banca. Fu poi costretto a lasciare anche questa occupazione con l’avvento
al potere del fascismo, essendosi rifiutato di prestare giuramento al regime.
Troverà poi lavoro in azienda vinicola. Negli ultimi periodi della
seconda guerra mondiale partecipò alla resistenza romana e alla ricostituzione
dei partiti politici. Nel 1942 è nominato vice segretario del partito
socialista e proprio nella sua abitazione, viene fondato il partito politico
PSIUP, il 22/23 agosto 1943. Nel successivo inverno lavorerà alla costituzione
del sindacato unitario, sfociato nel cosiddetto “Patto di Roma”.
Tra le tre anime del movimento, Comunista, Socialista e Democraticacristiana,
egli rappresenterà i socialisti. Eletto alla Costituente e in più
legislature deputato, fu uno dei protagonisti della vita politica italiana
nel dopoguerra.
A Gragnano gli venne intitolata la sezione del partito socialista, ma in pratica
i legami con la terra natìa si erano spezzati con quell'allontanamento
per le lotte degli operai pastai dei primi del Novecento.
|