|
III
CONVEGNO IN ONORE DI ALFONSO MARIA DI NOLA
SABATO
14 OTTOBRE 2006 –
BIBLIOTECA COMUNALE - GRAGNANO
I confini del male:
forme e materie del maligno:
Raccolta di articoli di
Alfonso M. Di Nola a cura di Ireneo Bellotta:
Il diavolo in corpo al mondo moderno
In Il Mattino,
26 luglio 1988:
Recensione a
Jeffrey B. Russel, Il diavolo nel mondo moderno, Bari,
Laterza, 1988, pagg. 347, £ 38mila
Con questo volume,
che tocca la figura diabolica dall'epoca della Riforma protestante
ai nostri giorni, si è conclusa la quadrilogia
di Russell, uno storico della California University di
Santa Barbara, che iniziava dai prelimini antichi e
veterotestamentari della demonologia cristiana e, con limitati
accenni, musulmana, e passava attraverso gli sviluppi cristiani
dei primi cinque secoli e il Medioevo. Di questa quadrilogia sono
già apparsi in traduzione italiana Satana.
Il diavolo e l'inferno tra il primo e il quinto secolo, presso
Mondadori, nel 1986, e Il
diavolo nel Medioevo, presso Laterza, nel 1897.
Inserendosi nella
già ampia letteratura di interessi demonologici e stregonici, i
libri di Russell si propongono come un'analisi delle ideologie
egemoni e filosofiche relative al demonio e come un quadro, che,
nella ricchezza delle informazioni, destorificano nettamente la
grande realtà storica e antropologica del demonismo. In altri
termini chi intendesse apprendere quale è il pensiero di Spinoza
o di Leibniz o di Cartesio su Satana, o come il tema si sviluppa
nel Faust di Goethe o
nel Paradiso perduto di
Milton, troverebbe un'informazione ampia e scolastica, nelle sue
minuzie e nelle citazioni puntualmente riportate, ma accetterebbe
una mentalità che, in un'esposizione di tutto rispetto per quanto
attiene alla storia dei testi letterari e delle teorie
filosofiche, è disposta a dimenticare un mondo pullulante di
esperienze e di quotidiane angosce, di conflitti morali e di
interessi politici che circola nella storia sociale, ben distante
dai giochi di fantasia dei testi letterari e dai massimi sistemi
della filosofia. E' sintomatico, in questa prospettiva, che il
Russell ignori totalmente la presenza dei mondi demoniaci delle
plebi europee.
Pur in questi
pesanti limiti, che spesso lasciano avvertire la netta distanza
della storia reale ed effettuale, il libro ora uscito delinea una
sorta di iter ideologico della progressiva disgregazione dell'idea
antica e medioevale di diavolo e la riapparizione,nel mondo
moderno, della figura satanica in epifanie ben diverse da quelle
tradizionali. In conseguenza, le tesi di Russell, che passano
talvolta attraverso ingenuità acritiche, pongono le origini della
crisi dell'immagine diabolica nel complesso mondo seicentesco,
quello nel quale l'empirismo baconiano e galileano, l'avanzare
delle filosofie scettiche, il razionalismo cartesiano, il teismo,
scardinano, aggredendole alla radice, le vetuste rappresentazioni
medioevali e scolastiche del demonio. accanto alla sopravvivenza
della demonologia medioevale che la chiesa cattolica e la teologia
ufficiale protestante e riformata continuano nelle loro
confessioni di fede (e di tale demonologia irrigidita nei suoi
schemi fanno arma impotente contro l'avanzante scetticismo), si
pongono le posizioni dei phlilosophes,
che troveranno definitiva espressione nello scetticismo e
nell'illuminismo settecentesco di tipo volteriano e
sostanzialmente segneranno il decadimento dell'immaginario
diabolico nell'età contemporanea, appena interrotto dal tenebroso
universo del neogotico romantico e dai poeti francesi «maledetti»,
da Baudelaire a Huysmans.
Questa linea di disfacimenti della
demonologia non evita il riconoscimento, ben documentato, di
improvvise emersioni del satanismo e soprattutto segnala, con
chiarezza, il formarsi di una nuova idea del male e del diavolo
nel nostro mondo, un male e un diavolo che danzano, come istinto e
come Thanatos, all'interno della nostra esperienza interiore e
esplodono nell'insondabile aggressività che dà origine alla
guerra, alla distruzione, alla malattia e alla carestia
terzomondista, fino a consolidarsi nel demonismo esemplare e nella
perversione totale dello Hitlerismo e del Fascismo, alla base
dell'Olocausto e della teorizzazione dell'umana bestialità e
dello sterminio desolante. viviamo, quindi, in un'epoca di
profonde conflittualità, cui il Russel appena fa cenno, sordo,
come è, ai significati socio-politici del demonismo, ed è
un'epoca nella quale, accanto alla razionalità delle visioni del
mondo e alla esperienza del cristianesimo fortemente demitizzato,
embrano emergere le ombre della notte della ragione.
E certo queste
notti sono appena percepibili negli strepiti sollevati, in Italia
e altrove, intorno a fenomeni folklorici e pittoreschi banali e
kitsch, di margini come le associazioni sataniche e le messe nere.
Le notti sono ne profondo delle nostre tensioni irrisolte e dei
nostri delittuosi silenzi in presenza di un soffrire de terzo
mondo o delle violenze presenti nelle società civili.
Si ha, quindi, la
netta impressione che il saggio di Russell è diretto, in una
ripetitiva pubblicistica di matrice classica, a gruppi di lettori
che si dilettano di storia della filosofia e di storia letteraria.
L'autore, per dare alcuni esempi, scrive trentacinque pagine per
offrire il riassunto del Paradiso perduto di Milton, traccia una lunga e purtroppo noiosa
analisi della figura del diavolo e delle rappresentazioni del male
nelle opere di Shakespeare, dedica un tempo diluito e pesante a
Goethe e ai precedenti del Faust,
giunge a dare rilievo, ed ampio, ad un libro mediocre e
dimenticato, quale fu Il
Diavolo di Giovanni Papini, ma si ferma appena su un fatto
centrale della cultura europea, le messe nere dell'epoca di Luigi
XVI e i calchi contemporanei di esse nelle squallide esperienze
torinesi e californiane, o dimentica, nel tracciare una pretesa
storia della stregoneria e del demonio stregonico, la segnalazione
dell'opera fondamentale che riuscì a porre in crisi definitiva la
figura del diavolo evocato dalle streghe, la Cautio
criminalis del
gesuita Federico van Spee, apparsa nei primi anni del 600.
D'altro canto il tema centrale dell'esistenza reale del demonio, posto
nell'introduzione, mi sembra restare irrisolto nell'accettazione
di un filisteismo vetero-filosofico che appellandosi
all'archeologia kantiania, salva il diavolo come "cosa in sé"
non conoscibile e ammette la possibilità di analisi dei soli
fenomeni: giochi dell'abilità raziocinante che ti fanno
rimpiangere il bel diavolo evocato dagli esorcisti o crudamente
rappresentato nelle apocalissi medioevali di fronte al quale avevi
almeno la possibilità di una scelta (e tuttora l'hai) fra il
terrore totale e sconvolgente o il riso scettico ed eversore.
|