Convegni di Antropologia




 


 

III CONVEGNO IN ONORE DI ALFONSO MARIA DI NOLA

SABATO 14 OTTOBRE  2006 – BIBLIOTECA COMUNALE - GRAGNANO

I confini del male: forme e materie del maligno:

 

Raccolta di articoli di Alfonso M. Di Nola a cura di Ireneo Bellotta:

 

I lumi e le fiamme. Eterne

E oggi il diavolo è umano. Troppo umano.

 

Recensione a N. Minerva, Il diavolo. Eclissi e metamorfosi nel secolo dei lumi, Longo Editore, pagg. 223, £ 25.000; J. B. Russel, Il principe delle Tenebre, Laterza, pagg. 305, £ 48.000;

in Corriere della Sera, 8 luglio 1990

 

L'ondata di interes­si che accom­pagnò, nei primi anni Ottanta, il satanismo e la stregoneria sulla scia degli interventi papali sembra attual­mente arenata nelle secche del disincanto del déja-vu. Tetre immagini infernali, segrete manipolazioni di sangue umano e di filtri, riti misteriosi appartengo­no a una scontata cronaca della quotidianità. E' l'oc­casione favorevole, perciò, per riproporre i problemi di Satana in termini di ri­gore storico e antropologi­co, non turbati dall'attua­lità giornalistica e dalla pura curiosità.

E' quello che fa Nadia Minerva nel suo bel libro sulle trasformazioni della figura demoniaca nel pe­riodo illuministico, preva­lentemente in Francia, ma senza trascurare intelligen­ti riferimenti alla parallela situazione italiana. E' un libro condotto direttamen­te sulle fonti sei-settecen­tesche, ben note, ma affrontate ora in una sottile angolazione rivelatrice, che ci apre a orizzonti molto interessanti.

Nella nostra immagine tradizionale manualistica­mente recepita, il secolo dei Lumi segnerebbe il definitivo superamento del magmatico mondo delle superstizioni e il declino del demonio nella coscien­za collettiva. E' il pensiero di Voltaire e di molti philo­sophes. Nell'indagine di Minerva, a questa facile interpretazione si contrap­pone una ben più comples­sa realtà culturale che cir­cola, nel '700, intorno al problema.

Da un lato residua nelle plebi europee una costante adesione alla credenza «superstiziosa» nella stregoneria e nel demonismo, e tale residuo, di larghissi­ma diffusione, spiega e giustifica il revival recente. Da un altro lato si delinea con molta evidenza un cat­tolicesimo illuminato, che pur confermando la teolo­gia demoniaca, si dichiara contro le forme eccedenti e superstiziose di essa, secondo una linea rappre­sentata da numerosi catto­lici laici ed ecclesiastici, dai francesi Thiers e Lebrun al nostro Muratori.

Si consolidano le interpretazioni psicopatiche del fenomeno, in una discus­sione ampia che chiama in causa l'immaginazione, la suggestione, l'illusione, che avevano ipotizzato come base della stregoneria già il Wier e Federico van Spee.

Con particolare finezza, Minerva sottopone a una rilettura critica le due ope­re che, a metà del Settecento, scrisse il benedetti­no Agostino Calmet sulle apparizioni e sui vampiri e le libera dalla condanna superficiale dell'epoca.

Ma, ciò che è al centro di questo studio, è il rilievo dei mutamenti di valore dell'immagine diabolica, che dall'ambito delle teo­logie e della speculazione religiosa passa a quello dell'invenzione letteraria negli esempi demitizzanti del diavolo-femmina del romanzo di Cazotte e del diavolo zoppo di Lesage.

Diverso è lo spessore del nuovo saggio di Jeffrey B. Russell, pubblicato da La­terza, che si aggiunge ad altre quattro opere dello stesso autore, apparse presso Mondadori e Later­za fra il 1986 e il 1989.

Russel ora tempera i suoi interessi prevalentemente teologici e filosofici, diretti, nelle opere precedenti, a indagare sul problema del male e sulle proiezioni immaginarie di esso, con una sintesi divulgativa, li­berata dall'apparato di note e integrata da una ra­pida analisi delle fantasie diaboliche della nostra epoca.

Il lettore si incontra an­cora una volta con le tema­tiche medioevali e tardo­antiche (qualche accenno è presente per l'Iran, il Ma­nicheismo e le religioni asiatiche) e giunge alla fase contemporanea di di­sgregazione del satanismo, che, tuttavia, risorge in ta­lune esperienze di limite emergenti nella nostra cultura e soprattutto si ripro­pone in tutta la spietata drammaticità della presen­za del male nella guerra atomica e nelle sottili tec­niche disumanizzanti dei campi di concentramento.

 

 
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