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III
CONVEGNO IN ONORE DI ALFONSO MARIA DI NOLA
SABATO
14 OTTOBRE 2006 –
BIBLIOTECA COMUNALE - GRAGNANO
I confini del male:
forme e materie del maligno:
Raccolta di
articoli di Alfonso M. Di Nola a cura di Ireneo Bellotta:
Gli
scolari di Lucifero. Il satanismo fra psicosi e regressione
in
Etruria oggi, Anno XII,
n° 35, Arezzo, febbraio 1994, pp. 13-16
Un episodio tipico del
satanismo italiano risulta da una notizia di stampa che
nell'aprile 1989 ebbe larga eco su tutti i giornali, anche perché
non veniva da regioni, come il Piemonte ed il
Lazio, appartenenti alla classica geografia demonologica
del nostro Paese. A Bologna emerse inaspettatamente la presenza
del movimento dei Bambini di Satana, una formazione settaria di
origine americana. Un carabiniere, abilmente infiltratosi nella
setta, vestito del suo buffonesco cappuccio nero, riuscì ad
assistere a una cerimonia di quelle che ordinariamente si tenevano
il martedì ed il venerdì, e nel corso di essa, ormai accolto
come adepto, ottenne una iniziazione attraverso una sorta di messa
satanica nella quale fu distribuita una parodia di eucarestia,
costituita da un liquido alcolico contenuto in un calice e da
un'ostia "satanica" non meglio definita nelle
informazioni. Dalla successiva inchiesta di polizia risultò che
la setta, con tutto l'apparato suggestionante delle sue liturgie e
dei suoi mascheramenti rituali, era in effetti uno striminzito
gruppetto di una decina di piccoli visionari di periferia,
sprovveduti e soltanto desiderosi di giocare al nuovo gioco dell'
"occulto", capeggiati da una guardia giurata bolognese e
da un impiegato riminese, che facevano da gran sacerdoti o maestri
della piccola chiesa satanica. Nella notizia di cronaca ora
riportata appaiono gran parte degli elementi che caratterizzano in
Italia i movimenti di matrice demoniaca. Si tratta di piccoli
gruppi sparuti, diffusi in varie città italiane e talvolta nei
paesi di periferia, che hanno impressionato, per la loro stranezza
e per il loro apparente mistero, l'opinione pubblica, mentre le
prime disordinate
inchieste gonfiavano enormemente il numero degli adepti, dati
spesso per decine di migliaia e, in effetti, sulla base di
valutazioni più accurate e meno influenzate dalla suggestione
dell'argomento, riducibili a qualche migliaio o meno. Appare
subito l'evidente legame della setta bolognese, che si estendeva,
però, all'Appennino, alla campagna riminese e al monte Feltro, con
le organizzazioni americane ben note e studiate da anni per la
efferatezza dei delitti compiuti e per la probabile ed ampia
azione statisticamente rilevata (1). Come in altri centri italiani
gli iniziati partecipavano a simulacri di messe nere, a riti
celebrati nell'interno dei cimiteri, a violazioni di tombe e a
furti sacrileghi di ossa e di arredi sacri, soprattutto nelle
chiese sconsacrate. Il fenomeno ha assunto una notevolissima
diffusione geografica, non certo corrispondente ad una sostanziale
consistenza statistica degli adepti. Sempre riferendosi ai
materiali italiani e alla ricettività frequentemente inerme e
passiva della pubblica opinione, venne a crearsi quello che
certamente è il mito propagandisticamente gonfiato di una Torino
patria elettiva di oscuri movimenti legati al demonio e alla sua
teologia alla rovescia, un mito che, fra l'altro, diede origine ad
un congresso demonologico fallito e confusionario anche perché
vennero meno le sponsorizzazioni promesse. In quegli anni si
registravano nel capoluogo piemontese numerose conventicole,
piccole chiese, associazioni segrete, congreghe iniziatiche
dedicate al culto delle forze malefiche, mentre le tv locali
diffondevano oltre venti rubriche settimanali di tono magico ed
occultistico. Evidentemente il grande baccano sollevato intorno
all'inattesa fama satanista della città e intorno al congresso
erano fatti interessanti soltanto un piccolo stuolo di cosiddetti
specialisti e un più ampio numero di curiosi, di sfaccendati e di
disorientati, mentre la Torino seria continuava a restare ancorata
ai problemi della realtà, dell'economia e del lavoro. Questa
situazione in Piemonte determinò la crescita di un clima di
satanismo che spiega l'improvviso fiorire di fenomeni organizzati
e decisamente colpiti dalla giustizia penale, quali, nel 1988
l'inatteso presentarsi alla ribalta della cronaca nera di una
setta parasatanica già presente dagli anni settanta. Nell'area
periferica della Val Chisone un movimento detto degli "Ultimi
giorni” , fondato da una donna poi arrestata con altri per
associazione per delinquere, fondeva confuse istanze di tipo
apocalittico con la predicazione di una presenza del demonio nelle
famiglie e nelle scuole. Era riuscita, fra l'altro, a convincere
un giovane agricoltore a sottrarre con la fuga alla moglie i
propri bambini, ritenendoli indemoniati, se fossero restati sotto
l'influenza della coniuge. E' strano che, nel prosieguo delle
indagini, nella cerchia dominata dalla fondatrice visionaria e
probabilmente psicopatica erano entrati, oltre a contadini, anche
alcuni intellettuali. Nella casa della donna furono rinvenuti
oggetti propri delle operazioni demoniache di messa nera.
Avvenimenti di
questo genere si sono ripetuti in forme impressionanti nel
cattolicissimo Veneto fin dal principio degli anni ottanta. Nel
1985 a Verona apparve un manifesto rosso, listato a lutto, con la
scritta "Rosemary's baby is born": è chiaro che qualche
stravagante personaggio della città aveva recepito i messaggi
disgustosi e grandguignoleschi dei più recenti film americani di
ispirazione esorcistica. Nel giugno dell'86 fu trovato a Treviso
il cadavere di un'anziana prostituta e l'omicidio venne collegato
alla scoperta di resti di riti satanici consumati nella stessa
notte nel cimitero. Intorno ad una tomba furono rinvenuti sette
lumini e sette candele accese accanto a rose recise e ripiantate
nel terreno. Un episodio avvenuto
a Treviso negli
ultimi mesi del 1987 convince di segreti, sotterranei e non
controllabili canali attraverso i quali nel Veneto si è diffusa
una subcultura satanista. Su un giovane rapinatore ucciso dai
carabinieri in un conflitto a fuoco fu scoperta
una lettera
tracciata con sangue a mezzo della quale il giovane vendeva la sua
anima al demonio per ottenerne sei mesi di vita felice, e sul
cadavere di lui furono riscontrati tatuaggi di matrice esoterica
che appartengono al bagaglio classico delle sette di questo
genere. Tale è stata la proliferazione veneta del satanismo che
nel luglio del 1989 correva in qualche margine della popolazione
della provincia veneta la ben nota superstizione dell'origine
diabolica delle malattie: in quel mese furono denunziati
all'autorità giudiziaria cinque anziani appartenenti alla
confessione dei Testimoni di Geova, i quali pretendevano di curare
dal demonio una bambina la quale in effetti era ammalata di
appendicite e che quindi era esposta al rischio di una progressiva
degenerazione del male.
In Valbormida, a
Carcare in provincia di Savona, nel 1989, è stato accertato e
denunziato ai carabinieri uno dei casi meglio documentati di
satanismo e messe nere nella Liguria. Una conventicola di adepti
di un movimento privo di denominazione pretendeva di mettere in
comunicazione con i propri mariti morti le vedove e ricorreva a
furti sacrileghi di crani e di ossa nel cimitero locale per la
celebrazione di rituali satanici di evocazione, con la diretta
connivenza del becchino del cimitero locale. Precedentemente nel
1987 un giornalista de Il Secolo XIX di Genova vinceva le
reticenze e le resistenze di un satanista, il quale, senza dare
precise indicazioni di nomi e di luoghi, sosteneva che nella città
vi era un'ampia diffusione di movimenti demoniaci, alcuni fondati
sul puro interesse economico e sulla truffa, altri, sosteneva
l'intervistato, seri e tradizionali. Tutti erano sottoposti a una
lunga iniziazione e partecipavano a ritualità che aprivano un
contatto diretto con i morti e con Satana: si ha l'impressione che
le informazioni raccolte dal giornalista abbiano gonfiato, con
dati puramente fantasiosi, la limitata presenza di gruppetti di
adepti a queste esperienze culturali. In Lombardia, a Suzzara,
provincia di Mantova, nel 1990 si presenta un tipico caso di
ossessione demoniaca, simile a quelli non infrequenti in molte
altre regioni italiane, sempre nati da tutta l'abbondante
letteratura e produzione cinematografica sulla possessione e sul
diavolo. Una guardia giurata originaria della Puglia uccide il
figlio di cinque anni credendolo indemoniato.
In questa rapida
analisi di una casistica che potrebbe agevolmente essere
moltiplicata da molti esempi riguardanti altre regioni italiane,
va osservato che vi è una carenza di fonti informative
riguardanti le aree meridionali, carenza che riflette la
resistenza a svelare la presenza di congreghe diaboliche più che
una loro assenza reale. Tuttavia, ad esemplificare quanto è
potuto emergere ad informazione stampata, si ricorda, per il 1989,
la setta degli Apostoli di Cristo di San Pietro Amantea in
provincia di Cosenza, guidata da una donna. La setta fu accusata
di un omicidio rituale consumato nella persona di un venditore
ambulante, di messe nere e di riti infernali che, in posteriori
informazioni, sembrerebbero essere stati coperture di operazioni
malavitose.
La campionatura
riportata consente di proporre alcune osservazioni e alcune
ipotesi interpretative sul fenomeno italiano. Innanzitutto va
ripetuto che il ricercatore è costretto a lavorare su un
materiale molto labile ed incerto, sia nei riguardi della portata
statistica, sia nei confronti delle eventuali strutture di
carattere mitologico ed ideologico. Sta di fatto che quasi
certamente le notizie emerse a livello di informazione massmediale
non corrispondono a quella che deve essere una realtà
diffusionale molto più estesa, che non conosciamo proprio perché
questi movimenti raramente sono protagonisti di eventi di notevole
rilievo penale e giudiziario. E' da supporre che in Italia esista
una diaspora ampia di piccole associazioni sataniste che restano
nell'ombra fino ai giorni nostri, proprio perché insignificanti
sotto il profilo della notizia di cronaca. La quale situazione
consente l'ipotesi che statisticamente il numero delle piccole
chiese e conventicole di tale genere sia più alto di quello di
solito rilevato, spesso con molta approssimazione, dalla stampa
quotidiana e dalla pubblicistica: il che, però, non significa che
l'insieme di questi movimenti superi un ristretto numero di
persone, forse qualche migliaio, come già si è detto.
Un problema
fondamentale riguarda l'accertamento dei ceti e delle classi dai
quali provengono gli adepti dei movimenti demoniaci. Dalla serie
di informazioni risultanti dalle notizie note, sembra che in
massima parte si
tratti di persone provenienti principalmente dai ceti piccolo e
medio borghesi, per lo più persone sprovvedute culturalmente,
alla ricerca di esperienze scioccanti, quasi sempre esposte alla
suggestionabilità e alla credulità. In questa categoria sono
presenti margini giovanili, gli stessi che accedono al settarismo
di tipo orientalistico o magico-ermetico. Non manca la presenza di
qualche professionista e soprattutto sembrerebbe rilevante
l'afflusso di donne che riempiono il vuoto delle loro giornate con
l'inganno di una iscrizione e frequentazione settaria. Di certo è
fondamentale rilevare che i vari adepti dei gruppuscoli satanisti
appartengono a categorie che realizzano, attraverso la loro
inserzione nelle strutture settarie, un protagonismo invano
ricercato all'interno di una società livellatrice e anonimizzante,
che calpesta, nella macchina burocratica e statale, ogni ruolo
vitale e significante. Se si guarda i fatti secondo un orizzonte
psico-patologico, molto spesso ci si trova a individuare, negli
aderenti alle conventicole, una forte spinta di carattere
narcisistico e molto spesso il desiderio infantile di
autoindividuarsi e di autosignificarsi in un milieu di tipo
segreto, riservato, misterioso ed arcano, secondo le stesse forme
di infantile tendenza dei gruppi preadolescenziali a costituirsi
in piccole bande e comunità ermetico-segrete, con propri
linguaggi, riunioni, segnali, simbolismi e cifre comunicative
interne: si tratterebbe quindi, nel tipo di società attuale, di
pesanti fenomeni di regressione infantile verso quelle forme ben
note nella letteratura classica, per esempio negli associazionismi
di gruppuscoli nelle scuole inglesi o nel classico racconto de I
ragazzi della via Pal
o della frequentissima invenzione delle "lingue segrete"
adolescenziali. Qualche volta non è da escludere che alla spinta
infantilistica si aggiunga, ad opera di soggetti tarati, un
elemento psicopatico-visionario, particolarmente rilevante nel
satanismo statunitense e in rari casi italiani.
E' difficile
chiarire quanto abbiano agito e agiscano sulla diaspora di queste
"piccole chiese" le influenze provenienti dall'estero,
soprattutto dagli Stati Uniti nei quali, sulla base di
informazioni forse in parte esagerate, avrebbero un ruolo molto
importante vere e proprie chiese sataniche, come la Church of
Satan, con varie derivazioni, il Tempio di Seth e i Bambini di
Satana, emergenti in un insondabile e pullulante universo di sette
analoghe, ben finanziate e ben organizzate, anche in rapporto a
un'estrema ricettività della popolazione americana a questi tipi
di comunicazione che esigono una disponibilità, tipicamente
americana, alla credulità, alla suggestionabilità e ai fenomeni
di regressione infantile. Mentre per la notevole diffusione di
movimenti acattolici del
nostro Paese
nell'immediato dopoguerra (in particolare Avventisti del
Settimo Giorno, Assemblee di Dio, Pentecostali, Testimoni di
Geova) appare
evidente un diretto intervento, anche finanziario, delle comunità
americane, nessun indice analogo è riscontrabile per la
diffusione italiana delle conventicole sataniste. Se un quadro di
relazione può essere individuato e riconosciuto validamente, ci
si deve rifare, con maggiore sicurezza, alle influenze esercitate
in Italia dalla cinematografia terroristica ed esorcistica, ai
fumetti diabolici, ai romanzi cosiddetti neri e alle alte tirature
di banali riviste "occultistiche" di matrice e
ispirazione americana. D'altra parte, per quanto attiene l'Italia,
bisogna anche aver presente che l'azione informativa massmediale
ha ingrandito lo spessore di queste notizie, rendendoci
protagonisti di un fatto che sembrerebbe totalmente attuale e
contemporaneo nel Paese. E invece è necessario ricordare che in
Italia da secoli è presente una fenomenologia satanista di
maggiore consistenza e intelligenza che non quella dei nostri
giorni. In linea di massima siamo preceduti, soprattutto a livello
delle culture subalterne contadine, dalla lunga tradizione
stregonica, che si incentrava sulla adesione ad una associazione,
forse in gran parte fantasiosa, indicata come "congrega di
Satana", "Sinagoga di Satana", con riti di messe
nere e riunioni oscene ed eversive (sabba). Fino ai primi anni del
nostro secolo circolava una corrente di origine illuministica e
irrazionalistica fortemente condizionata dalla cultura francese
ottocentesca e dall'Illuminismo anticlericale al di là di essa.
Da questa corrente nasce una produzione poetica e letteraria di
ispirazione satanica, con espressa esaltazione di Lucifero come
portatore di una gioia e di una vita mortificata dal
Cristianesimo, produzione che ebbe come significativi
rappresentanti il Rapisarda e il Carducci con il suo Inno a
Satana, parallelo a quello scritto in Francia dal Baudelaire.
Hanno agito
indubbiamente su questi nostri satanismi gli atteggiamenti della
chiesa cattolica che ha insistito per anni sulla realtà fisica
del demonio, sulla presenza di lui in questo mondo, sul rischio
degli indemoniamenti e ha organizzato piccoli gruppi di esorcisti
autorizzati, dando in qualche caso spazio a fenomeni di psicosi
collettiva come quelli che caratterizzarono le riunioni dei
seguaci del vescovo Milingo.
In conclusione,
dopo questi tentativi diagnostici appena accennati, è da
osservare che il notevole interesse per il satanismo è un dato di
natura eccedente e ingannevole, poiché allontana, accettando una
passiva dipendenza da fenomeni di poca o nulla consistenza, dai
problemi reali che ci riguardano quotidianamente.
1) La diffusione delle organizzazioni sataniste negli Stati Uniti
d'America e gli imprecisati rapporti di esse con l'Italia sono
ultimamente analizzati da M. Introvigne, Il
cappello del mago, Milano, 1990, che è un libro di mera
catalogazione dei dati ricavati dalla letteratura americana, senza
alcuna prospettiva analitica di carattere antropologico.
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