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CONVEGNI DI ANTROPOLOGIA

IN ONORE DI ALFONSO MARIA DI NOLA


I CONVEGNO  

SABATO 3 DICEMBRE  2004 – BIBLIOTECA COMUNALE - GRAGNANO

RICORDANDO ALFONSO MARIA DI NOLA

 

II CONVEGNO

SABATO 15 OTTOBRE  2005 – BIBLIOTECA COMUNALE - GRAGNANO

UNA RAGAZZA DI NOME MARIA

 

III CONVEGNO

SABATO 14 OTTOBRE  2006 – BIBLIOTECA COMUNALE - GRAGNANO

LE FORME DEL DIAVOLO

 

IV CONVEGNO

SABATO 13 OTTOBRE  2007 – BIBLIOTECA COMUNALE - GRAGNANO

10° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI ALFONSO MARIA DI NOLA

 

V CONVEGNO

SABATO 25 OTTOBRE 2008 - ISTITUTO SUPERIORE DON MILANI-GRAGNANO

IL CULTO DEL SERPENTE: I SERPARI DI COCULLO

INTERVENTI:

Alfredo Maresca, Dirigente Scolastico Don Lorenzo Milani

Vincenzo Liguori jr, docente presso il Don Milani

Giovanni Pizza, professore dell'Università di Perugia

Emiliano Giancristoforo, Centro di Cocullo

Giuseppe Di Massa, presidente Centro di Cultura di Gragnano

 

da un'intervista di Alfonso Maria Di Nola:

"San Domenico è sentito come un personaggio che domina una salvazione non solo contro i serpenti, i morsi di animali velenosi o rabbiosi, ma che determina una salvazione di carattere universale contro i mali del mondo.  Possiamo dire, in sintesi, che il nostro tipo di civiltà post-industriale, ci lancia in un tipo di incertezza totale, di esposizione esistenziale, di mancanza di radici che determinano delle nevrosi e delle crisi esistenziali soprattutto nei giovani. Il ritorno alla festa, il ritorno ai culti dei grandi santi popolari del paese è un tentativo di recupero delle radici storiche che appartengono alla nostra storia perchè, identificandosi in un modello, raggiungono quel tipo di sicurezza che la società nella quale viviamo non ci dà: la festa è una garanzia di uscita dalle crisi esistenziali ed è un mezzo attraverso il quale i cocullesi o l'abruzzese, disperso nelle grandi città anonime nelle quali non sa trovare il suo habitat esistenziale, ritrova invece un modo storico di essere: è un recupero della storia. Qui a Cocullo, ma in tanti paesi d'Italia, si verificano fenomeni di diretto rapporto tra le popolazioni peregrinanti e queste figure di santità, di potenza taumaturgica come San Domenico. Ora, quando noi studiamo i fatti di religione in Italia e li studiamo non soltanto a livello popolare ma, diciamo, secondo la vecchia terminologia gramsciana, a livello egemone, cioè la religione dei dotti, ci accorgiamo subito che vi sono delle differenze fondamentali e questa differenza è forse nel fatto che nella religione popolare la figura di Dio è estremamente distante. Vi è una gerarchia delle potenze il cui primo approccio è rappresentato proprio dal santo locale, del santo protettore oppure del santo patrono che ci difende dalle malattie o che difende dai terremoti. Il che non significa che queste popolazioni o altre popolazioni d'Italia vivono in un clima di irreligiosità, che negano Dio. Significa che loro realizzano il loro modo di essere religiosamente e di seguire certe valenze etiche forse più intense di quelle che non si vivono nelle città attraverso un rapporto diretto, carnale con il santo locale.


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